Il Tirreno

Versilia

gli ambientalisti 

Petizione on line contro il percorso tra la natura

D.F.

Promossa dal Comitato per la salvezza della pineta  di Viareggio ha già raccolto 2.068 adesioni e punta a raggiungere quota 2.500

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VIAREGGIO. «Vogliamo che la Lecciona resti così com'è ora», è la voce di Riccardo Cecchini, presidente di Legambiente Versilia nell’aderire alla petizione on line lanciata dal Comitato per la salvezza della pineta di Viareggio ed indirizzata al presidente del Parco, Giovanni Maffei Cardellini, oltre che a Comune di Viareggio e Regione Toscana. A ieri pomeriggio erano 2.068 le firme raccolte attraverso “change.org”, con l’obiettivo dei promotori di arrivare a 2.500.

«Nella visione di certuni», si legge nel testo della petizione, «pista ciclabile significa asfaltare il fondo, garantire una larghezza “adeguata al passaggio di mezzi di soccorso” (quindi realizzare una strada vera e propria), impiantare lampioni e così via. Si tratterebbe quindi, in tal caso, di una vera e propria opera di urbanizzazione primaria, in una zona che, oltre a rientrare nel Parco, è anche Riserva naturale e Sito di interesse comunitario, e dovrebbe quindi restare intatta. Con una tale pista, invece, la continuità dell’ambiente di duna, dalla spiaggia fino alla macchia e alla pineta, verrebbe interrotta e troncata dall’intrusione di un elemento artificiale».

Ed inoltre, «se proprio si vuole realizzare una pista con le caratteristiche di cui sopra, c’è abbondanza di percorsi più adatti (è già stato proposto il viale dei Tigli, o meglio ancora il viale dei Lecci, che passa subito a monte della tenuta Borbone)». Basta provare a discuterne tutti insieme.

Tra i firmatari della petizione c’è chi sottolinea come la Lecciona, tra pineta e spiaggia, si configuri come «uno dei pochi ambienti dunali integri rimasti in Toscana, ricco di zone umide e specie protette». Ed un’altra voce aggiunge: «Inutile, dannosa, sciagurata decisione. Chiudiamo piuttosto il Viale dei tigli alle auto e trasformiamolo - basta poco - in una ottima e bella pista ciclabile».

Il Comitato promotore della petizione ed i firmatari invitano il Parco «a svolgere la sua funzione di tutela della zona che gli è affidata, senza cedere a pressioni e condizionamenti. E Comune e Regione a recedere da progetti i quali, a meno di non supporre un intento non dichiarato (che sarebbe, d’altronde, fin troppo scoperto), sono privi di costrutto. Invitiamo infine il ministero dell’ambiente e l’Europa e tenere sott’occhio la questione, perché l’area interessata, la cui protezione è considerata da qualcuno un fastidioso impaccio per lo “sviluppo del territorio”, è un patrimonio di importanza nazionale e sovranazionale. Che non può venir sacrificato per interessi locali, comunque, ottusi e di corto raggio». —

D.F.

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