Il presidio
Verona conquista il secondo mandato ma non è stato il plebiscito del 2014
Il sindaco vince con 15 punti di vantaggio, gli strappi con Silicani e consiglieri Olobardi e Viviani hanno però lasciato il segno
Il vento leghista delle Europee, arrivato fin sopra le Alpi Apuane, non scalfisce la fiducia degli stazzemesi per il sindaco uscente. Con il 57, 22% dei voti, Maurizio Verona viene confermato primo cittadino. Rimane al 42,78% l’unico altro candidato in lizza: Amerigo Guidi di Stazzema bene comune, lista civica che si è sempre dichiarata apartitica e «trasversale» (alle forze politiche). Ha votato il 55,47% degli aventi diritto (1.861 elettori). Un’affluenza leggermente in calo rispetto al 2014, quando votò il 56,19% .
Verona vince con numeri lontani dalle percentuali bulgare di cinque anni fa, quando venne scelto dall’80,44% dei votanti contro la lista civica Luce a Stazzema. Ma da allora molto è cambiato. Se non tutto. A livello nazionale, in primis: il Pd (partito che ha appoggiato Verona alle elezioni), ad esempio, era ai massimi storici, la Lega intorno ai minimi. Equilibri quasi invertiti nelle elezioni europee di domenica.
Poi, però, c’è il fattore locale. C’è stata anzitutto la campagna dell’ex sindaco dem Michele Silicani a favore di Amerigo Guidi che ha portato via pezzi di centrosinistra a Verona. A Pontestazzemese, ad esempio, frazione dove vive Silicani, il distacco tra le due liste è stato minimo: sono andati 82 voti a Stazzema bene comune e 85 all’altra. Nel 2014 Verona, lì, aveva raccolto 122 voti, la lista concorrente solo 31. E non a caso è stato proprio l’ex sindaco il primo a commentare i dati del voto. «Mi dispiace – commenta Silicani –, si è persa una occasione di riscatto e apertura ai vari temi di sostenibilità e apertura a tanti progetti che Stazzema bene comune aveva nel programma. Da tempo, personalmente, ho contrastato questo stato di cose e di fare, non mi pento minimamente perché ora sarà una opposizione legata ai contenuti e alla attuazione e ai risultati». E aggiunge: «Passare dall’83 al 57% al secondo mandato è davvero un segnale da tenere conto nel dissenso. Aver preso 750 voti per cambiare è una importante realtà che guarda al futuro e un 43% con il candidato Amerigo Guidi vuol dire avere il coraggio di alzare la testa e contrastare una egemonia legata ad una sola visione monoculturale dello sviluppo territoriale e di come si è sentita la chiusura verso la Versilia vissuta in questi anni».
Altri voti se li sono portati via i due consiglieri comunali che hanno rotto con Verona nel 2016 durante il mandato: Emanuela Olobardi e Marco Viviani, i primi dei delusi che hanno portato alla formazione della lista concorrente a quella di Verona.
Ma, in ogni caso, il centrosinistra regge. Regge nelle frazioni roccaforti della sinistra, come la Levigliani delle cave e dei beni comuni e la Sant’Anna dell’eccidio e della memoria. Ma regge anche negli altri paesi del comune, nonostante il quadro politico dipinto a Stazzema per le Europee sia ben diverso. Perché la Lega può stare in Europa, ma a Stazzema no. —
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