Piscina, l’impegno del nuovo proprietario «Lavoriamo per aprire all’inizio del 2020»
In questi giorni il Tribunale di Lucca formalizza la consegna del bene all’acquirente giunto dalla Lombardia
Appena un mese ed il 20 giugno sarà un anno dalla vendita all'asta della piscina comunale, finita tra i beni del fallimento della Viareggio Patrimonio. Per 640.000 si è aggiudicato l'acquisto il milanese Franz Bordin, della “Aquasalus Società cooperativa sociale sportiva dilettantistica Onlus”. La base d'asta (il curatore fallimentare è Donato Bellomo) era fissata in 300.000 euro. Nei prossimi giorni il Tribunale fallimentare di Lucca firmerà il decreto di trasferimento del bene al nuovo proprietario. Tutto ciò che serviva - ovvero il pagamento del prezzo e delle spese collegate -«è stato completato», assicura il curatore. Ed è anche stata portata a compimento la divisione della cabina Enel che serviva con un'unica utenza sia il Palasport, acquistato all'asta dal Cgc nello stesso fallimento, che la piscina ed il campo Del Chiaro, anch'esso tra i beni venduti. «La ristrutturazione è molto onerosa», dichiarava Bordin un anno fa quando i tempi di riapertura dell'impianto erano ipotizzati in «settembre 2019, al massimo inizio del 2020».
Franz Bordin conferma, come data possibile, proprio i primi mesi del prossimo anno. Anche se, spiega al Tirreno, «i lavori necessari richiedono molto tempo perché sono da realizzare che opera a livello statico che non consentono una tempistica veloce». Per realizzare l'intero intervento sarà necessaria una «fase di studio approfondita delle necessità che ha l'immobile per tornare ad ottenere l'agibilità». Bordin aggiunge: «Confermo l'impegno a cercare di riaprire la piscina nei più brevi tempi possibili, compatibilmente con tutte le incertezze che lo studio dovrà approfondire». Incertezze tecniche, ma non solo. Perché quando Bordin ha acquistato uno degli impianti sportivi che più manca ai viareggini, nel “Risiko” cittadino non era ancora previsto che il nuovo Centro Polo (un altro degli impianti del fallimento Patrimonio) avesse una piscina: «Difficile riuscire a tenere in piedi una struttura così grande confrontandosi con la presenza di concorrenti. Un conto è essere l'unico impianto di riferimento: un altro è doversela giocare con altri in un bacino di utenza in parte eroso. Insomma, è difficile tenerla in piedi». Bordin, però, sembra intenzionato a tentarla sul serio l'avventura: «Vorremmo fare la differenza con un’attività di buona qualità e costi non eccessivi per la cittadinanza».
Alla domanda se il nuovo impianto si caratterizzerà per qualcosa in più rispetto all'attività natatoria, Bordin risponde deciso: «Nessuna attività collaterale. Il nostro scopo è fare bene le attività tipiche, ampliandole anche a soggetti svantaggiati. Inoltre, vorremmo riportare in piscina il nuoto 'agonistico che rappresenta un costo ma è un'attività importante comunque». Insomma, l'obiettivo è «un buon impianto natatorio». In un quadro in cui resta la spina nel fianco di quella che l'imprenditore definisce «mancanza di coordinamento comunale» che rende l'intera vicenda del futuro dell’impianto «fortemente problematico. C’'è il rischio che possa rifallire o sia costretto ad aumentare le tariffe. Perché il bacino di utenza in cui si va ad operare è limitato. Ed il “gioco” diventa ancora più difficile, richiedendo di calibrare l'investimento. Noi lavoreremo per riaprire l'impianto e farlo stare in piedi offrendo un buon servizio senza ricaricare i costi sui cittadini». —
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