Due milioni per ripristinare l’approdo della Madonnina
La relazione del tecnico incaricato dalla Autorità portuale regionale datata gennaio Senza il pontile numero 9 le barche non sono più protette dal moto ondoso
Da un minimo di 1.925.000 euro ad un massimo di 2.253.000 euro: è la stima dei lavori necessari all’approdo della Madonnina, che l’ingegnere Maurizio Verzoni ai primi di gennaio di quest’anno ha consegnato alla Autorità portuale regionale. La quale aveva commissionato il lavoro su precisa disposizione della Regione Toscana, Ente che aveva avviato il percorso per una possibile gestione in proprio delle concessioni di Triangolino e Madonnina. Ed è proprio sull’approdo turistico in essere che si concentra l’attenzione della perizia - intitolata “Stima degli interventi necessari al ripristino della piena efficienza degli impianti e delle strutture dei pontili galleggianti dell’approdo “La Madonnina” Viareggio” - che fotografa lo stato attuale di ciò che la società pubblica “ICare” ha appena acquistato all’asta per 783.000 euro.
Nove pontili galleggianti della lunghezza media di circa 100 metri ed un pontile di prolungamento del molo di circa 140 metri, così la descrizione dell’approdo della Madonnina: «Tutti pontili concepiti per l’ormeggio di imbarcazioni di dimensioni fino 24 metri, ma la geometria dei luoghi consente l’ormeggio di imbarcazioni di lunghezza media non superiore a 10 metri per la maggior parte dei pontili».
Lo stato complessivo dell’approdo è così riassunto: «Il sistema di catenarie e corpi morti presenta una usura tra il 30 ed il 60%.Il piano di calpestio in doghe di legno duro risulta ammalorato, in modo particolare sulle teste ed anche sulla sezione andante, rendendo problematico ed inefficace il sistema di fissaggio delle stesse doghe al telaio. Le condizioni generali sconsigliano la ristrutturazione dei pontili, ma solo la loro sostituzione a fine vita mantenendoli in esercizio, per quanto possibile, previe continue ispezioni subacquee e superficiali».
Inoltre, «l’impianto antincendio di corredo a tutti i pontili risulta essere completamente fuori uso».
Il pontile numero 9 - quello frangiflutto - è fuori uso da tempo. L’ingegnere Verzoni scrive: «Questo manufatto è per la sua totalità ammalorato e non più recuperabile». Dunque, «la prima condizione imprescindibile per il mantenimento dell’esercizio è quindi quella di ripristinare l’efficienza dell’elemento di smorzamento del moto ondoso che protegge i pontili interni 8, 7, 6 e, sia pure sempre meno, quelli più interni». L’intervento di sostituzione - viene suggerito - «sarebbe auspicabile venisse realizzata con un molo a cassoni antiriflettenti sul lato esterno ed interno. In quanto solo con tale opera lo specchio acqueo interno troverebbe tranquillità che il frangiflutti galleggiante non ha mai assicurato». Il costo di questa tipologia di intervento è stimato in 1.206.225 euro. Cifra alla quale va aggiunto lo smantellamento dell’attuale struttura, per un totale di 100mila euro.
Per l’intero impianti antincendio la stima ipotizza un costo di 80mila euro. Mentre per ciascun pontile galleggiante da 105 metri il costo ipotizzato ammonta a «circa 75.000 euro, ipotizzando il riutilizzo di corpi morti, catenarie, arredi di banchina esistenti». Altri 73mila sono quelli che servono per «la sostituzione delle doghe di legno esotico del piano di calpestio del pontile di collegamento che si estende per 560 metri quadrati».
Per la posa in opera di catenarie e corpi morti, cassoncini di galleggiamento e agganci sotto pontili per ciascun pontile, si stima una spesa di 25.000 per ciascuna struttura.
Queste le cifre necessarie alla Madonnina, 500 posti barca, molti dei quali vuoti, ed una lista di attesa di 400 richieste di ormeggio che non trovano risposta. Nel Piano industriale del presidente di “I Care”, Moreno Pagnini, allegato alla delibera ritirata dalla discussione del consiglio comunale del 29 aprile scorso, la cifra necessaria agli investimenti per l’approdo è stimata in 750.000 euro, divisa su tre anni. «Un po’ pochino», come sottolineato ieri mattina, nel corso del consiglio comunale, da Antonio Batistini (Gruppo misto) e dal capogruppo del Pd, Luca Poletti.
La relazione di stima - ha risposto la Regione in questi giorni al Tirreno - era stata commissionata nell’ottica di una possibile gestione diretta da parte della Regione per «mettere in sicurezza l’operatività dell’infrastruttura e delle attività economiche collegate». Gli sviluppi successivi della vicenda - così ancora la Regione - «con l’emissione di un nuovo avviso di asta da parte del Tribunale di Lucca, che ha poi portato all’acquisizione della Viareggio Porto da parte di “ICare”, non hanno quindi richiesto l’adozione di ulteriori atti». Neppure lo stanziamento, di conseguenza, di quel milione previsto dalla stessa legge regionale di modifica della norma di istituzione della Autorità portuale regionale. —
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