Italia
Ex Casa del fascio, stop al cemento: ci sarà un parco pubblico
L’amministrazione comunale ha cambiato la destinazione d’uso. Il progetto mai realizzato prevedeva appartamenti extra lusso e negozi
VIAREGGIO. «Ha vinto il fantasma», è il commento di Carlo Lippi, uno dei più viareggini tra i consiglieri comunali di maggioranza, quando l’assessore Federico Pierucci, nella riunione della commissione urbanistica annuncia: «Proponiamo la modifica di destinazione d’uso dell’area cosiddetta “ex Casa del fascio”. Per farne un parco attrezzato». Il fantasma - narra la leggenda - è quello di una bambina, morta nell’abitazione poi trasformata nella ex Casa del fascio che saltò in aria durante lo sminamento della spiaggia in quanto utilizzata come deposito del materiale esplosivo. Insomma, su quel pezzo di terreno a lato di piazza Mazzini, vista mare e Passeggiata, niente di costruito resiste.
Il cantiere fermo da anni, oggi è quello per la realizzazione di un edificio residenziale di lusso, con appartamenti il cui prezzo era stimato tra i 12mila ed i 15mila euro al metro quadrato. Per un totale di undicimila metri cubi di costruito, di cui 7mila ad uso residenziale (appartamenti di lusso, appunto) e 4mila per terziario (negozi compresi) e direzionale.
Ma l’iter - al quale aveva dato il via libera l’amministrazione dell’allora sindaco Luca Lunardini (centrodestra) si è fermato dopo i primi passi per una serie di vicende che hanno riguardato l’azienda che il progetto aveva lanciato sul terreno acquistato per oltre 8 milioni di euro.
«La convenzione in essere è valida fino a novembre 2019», ha spiegato ieri Pierucci in commissione, «e devono essere richiesti nuovi permessi a costruire perché quelli vecchi sono scaduti». Se i proprietari dell’area volessero mantenere in piedi il progetto edificatorio, insomma, dovrebbero essere già all’opera in una vera e propria corsa contro il tempo. Scenario che l’assessore Pierucci definisce «possibilità abbastanza remota».
«L’amministrazione comunale ha molto ponderato questa scelta», ha sottolineato Pierucci. E non si può non ricordare come solo un anno fa il vicesindaco Valter Alberici, nel rispondere alla domanda del Tirreno che chiedeva di quantificare - da 0 a 10 - le possibilità di riavviare il progetto “annodatosi” ormai da molti anni, rispondeva convinto: «Otto».
Certo, se i privati dovessero realizzare lo spazio a verde attrezzato a questo punto previsto dal Regolamento urbanistico saremmo in presenza del parco più caro del mondo. Su questo Pierucci non si fa trovare impreparato: «Non è da escludere l’ipotesi di un esproprio, come avviene in situazioni simili. Il nostro obiettivo è restituire dignità a quello che da anni si configura come un cantiere aperto. Porre fine ad uno scempio iniziato con un’operazione che come si è visto non aveva gambe per stare in piedi».
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