Il Tirreno

Versilia

l’indagine 

Traffico di rifiuti, inchiesta chiusa Alessandro Vanni al pm: «Ascoltatemi»

Donatella Francesconi
Traffico di rifiuti, inchiesta chiusa Alessandro Vanni al pm: «Ascoltatemi»

L’amministratore dell’omonima ditta di autotrasporti è tra i 33 indagati dalla Dda di Firenze per il caso della Lonzi di Livorno

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Ha scelto di essere nuovamente ascoltato dal magistrato che ha coordinato l’indagine sulla gestione dei rifiuti della livornese “Lonzi” Alessandro Vanni, amministratore delegato della azienda di famiglia con sede a Viareggio, in via Comparini. Per far valere le proprie ragioni - spiega l’avvocato Riccardo Carloni che lo difende insieme al collega di studio Enrico Marzaduri - dopo l’avviso di chiusura indagini della Direzione distrettuale antimafia di Firenze (pm Giulio Monferini) che vede Vanni confermato nel numero degli indagati (33). Per lui la contestazione è quella di «traffico illecito di rifiuti gestiti da “Lonzi metalli” e “Ra.Ri.”». I rifiuti - così il pm - «una volta abusivamente miscelati erano conferiti in discariche non appropriate, accompagnati da falsi certificati». Condotta illecita che la Dda contesta con queste parole ad Alessandro Vanni: «Amministratore delegato e gestore della Vanni Autotrasporti dirigeva ed organizzava il trasporto preso le discariche gestite da Rea Impianti e Rimateria di gran parte degli ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non pericolosi aventi caratteristiche tali da essere inidonei al conferimento in discarica». Rifiuti «inviati dalla Lonzi Metalli e dalla Ra.Ri.». Vanni è indagato anche per «associazione a delinquere» e «falso in certificati». Gli inquirenti scrivono: «Impartiva precise direttive ai suoi dipendenti in merito all’illecito trattamento dei rifiuti presso gli impianti della Lonzi Metalli e della Ra.Ri., alla pratica del girobolla ed all’utilizzazione di fir contraffatii»

In occasione dell’iscrizione nel registro degli indagati per Vanni il Gip dispose l’interdizione per un anno (durata massima prevista dalla normativa) da ogni attività imprenditoriale, o direttiva di persone giuridiche o di altre imprese, nel settore dei rifiuti. Anche allora l’imprenditore si presentò davanti al pm con i i propri legali ed ottenne la revoca dell’interdittiva. La Vanni autotrasporti - così scriveva il Gip del Tribunale di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, altro non ha fatto che «curare esclusivamente il trasporto dei rifiuti dalla società Lonzi Metalli alla discarica». Il Gip, in quella occasione, ha ritenuto ha ritenuto che «i dipendenti (della stessa Vanni, ndr) non fossero al corrente della provenienza dei rifiuti prima del loro arrivo nel piazzale della Lonzi Metalli». Ed inoltre, continua il Gip di Firenze, Vanni nell’interrogatorio «ha fornito una spiegazione plausibile alle affermazioni relativi al riuso di un formulario, suffragata dalla prova dell’avvenuta correzione del medesimo».

Ed è proprio questo aspetto che l’avvocato Carloni tiene a sottolineare: «Il giudice ci revocò la misura cautelare accogliendo l'interrogatorio reso nel merito. A parere nostro c’era già spazio per l’archiviazione della posizione di Alessandro Vanni. Il quale ha nuovamente chiesto di poter dire le proprie ragioni di fronte al pm».

Tra gli indagati c’è un altro nome che riporta alla Versilia: quello di Massimiliano Monti, camaiorese, procuratore e gestore della Rea Impianti, azienda di Rosignano, con una delle più grandi discariche che servono la Toscana; e procuratore e gestore della Rosignano Impianti e tecnologie Srl. Anche per lui la contestazione è «traffico illecito di rifiuti gestiti da Lonzi Metalli e Ra.Ri». La discarica di Rosignano - così l’inchiesta - «riceveva gran parte degli ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non pericolosi, ma inidonei al conferimento in discarica». Monti è indagato anche per «truffa alla Regione Toscana», in quanto - così gli inquirenti - alla stessa Regione - per i conferimenti in discarica - «venivano pagate cifre sensibilmente inferiori a quelle dovute». —



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