Il Tirreno

Versilia

Sos dal Varignano per la riapertura del centro Vasco Zappelli

Cesare Bonifazi Roy Lepore
Sos dal Varignano per la riapertura del centro Vasco Zappelli

Chiuso dal maggio dell’anno scorso dopo la gestione Spv «È un luogo di aggregazione indispensabile per il quartiere» 

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«Il centro sportivo Vasco Zappelli era il punto di aggregazione della nostra comunità, adesso è lasciato allo sbando. Ma è indispensabile per il nostro quartiere: lì ci andavano i ragazzi a fare sport, a riunirsi. Adesso non c’è più niente di tutto questo». Anna Maria Nocetti è una residente del Varignano, anche lei si è presentata ieri al bar tabacchi Fiorelli, in via Aurelia sud 149 per il debutto di Caffè Tirreno, l’iniziativa del nostro giornale che fa incontrare i giornalisti e i collaboratori della redazione con la cittadinanza.

La signora Nocetti, con il suo foglio scritto di appunti, ha cominciato a raccontare i problemi del proprio quartiere: «Il Varignano è molto popoloso e mancano centri di aggregazione: una volta c’era il centro sportivo Zappelli che adesso è pressoché abbandonato e nel degrado più assoluto».

A ricordare quel luogo anche Marco Fornaciari, originario del Varignano ma che ha vissuto per circa 40 anni in Svizzera per lavoro. Con la pensione è tornato nel suo quartiere: «Per il quartiere il centro Zappelli è una risorsa. Vorremmo che l’amministrazione faccia una struttura che è costata soldei contribuenti - dice - ho appreso che la dirigenza della squadra di calcio del Viareggio sarebbe intenzionata a prenderlo in gestione però, fino ad oggi, non è riuscita ad avere degli incontri concreti per arrivare a una soluzione che possa consentire la riapertura del centro sportivo».

Dopo una riapertura durata appena un anno, dall’aprile del 2017 al maggio del 2018, ad opera del gruppo Spv, il centro sportivo rimane per lo più in disuso e questo lo rende vittima di degrado e dell’incuria, lasciando il quartiere senza un punto di riferimento.

Ma quello del Caffè Tirreno è un’esperienza che serve per fare luce sui piccoli problemi della nostra città. Anna Maria Nocetti, che si è seduta al tavolo del bar Fiorelli davanti a una tazzina di caffè, ci ha raccontato anche che «mancano dei semafori sonori per l’attraversamento pedonale per le persone non vedenti - spiega - nella zona ci sono molte persone anziane e molte con problemi di vista. Bisognerebbe prevedere un aiuto, anche perché la via Aurelia è molto trafficata e può essere un pericolo non da poco», spiega la signora Nocetti.

Oltre a questo ha esposto altre problematiche: «Alle poste, per esempio, non ci sono i numerini quindi è sempre un caosa la fila - e continua alcune case del Comune hanno le porte e le finestre murate: una cosa poco bella da vedere. Dicono che non sono a norma e quindi non possono assegnarle. Potrebbero utilizzare un escamotage: le affidano a delle persone in affitto che fanno i lavori e l’amministrazione non fa pagare loro l’affitto fintanto che non è stata ripagata la cifra che hanno speso per i cantieri. Lo dico perché si trovano proprio accanto a casa mia e mi piacerebbe avere un po’ di compagnia di un vicino».

Anche la signora Maria Giuliana Giordani è venuta a parlare con i giornalisti del Tirreno e ha denunciato come ha dovuto spendere circa duemila euro insieme ad altre sei persone per abbattere degli alberi: «Vivo qui da 50 anni - spiega - l’amministrazione ci ha fatto spendere tutti questi soldi per degli alberi che non avevamo piantato noi. Mi ricordo che quando mi sono trasferita qua in terra c’erano le buche delle bombe e noi ci facevamo i ranocchi; a quel tempo i pini che ci hanno fatto abbattere non esistevano». —

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