Il Comune sta esaminando le carte dell’Arpat sulla Morina
Per i Cinque stelle è urgente «conoscere il Piano di bonifica del sito perché non è più possibile perdere tempo». Zucconi (FdI): «Si delocalizzi»
VIAREGGIO. Primi commenti dal mondo della politica sull’inchiesta di Procura ed Arpat che ha portato ad un procedimento giudiziario a carico di sea Risorse per la gestione dell’impianto della Morina e ad un lungo elenco di prescrizioni Arpat cui adempiere nei pochi mesi che separano l’azienda dalla richiesta di rinnovo della autorizzazione. «La Procura che indaga alla Morina non ci coglie di sorpresa», è la posizione del Movimento Cinque stelle che interviene sulle irregolarità riscontrate «e punta il dito contro una gestione del centro di conferimento del verde che già al momento del sopralluogo effettuato dalla consigliera Annamaria Pacilio in autunno mostrava tutte le sue criticità. Vorremmo sapere a questo punto, una volta per tutte, quali sono le decisioni dell'amministrazione e di Sea riguardo al futuro dell'impianto. Sopratutto vorremmo conoscere il piano per la bonifica del sito, dopo che per anni si è fatto finta che andasse tutto bene, nonostante se ne prevedesse la chiusura o lo spostamento, e con le problematiche riscontrate. In ballo c'è la salvaguardia della salute dei cittadini e la salubrità dell'ambiente: non è più possibile perdere tempo.
Sull’inchiesta e quanto rilevato da Arpat - che per tre volte, a fine 2018, ha riscontrato nella Morina la causa dei cattivi odori denunciato dai cittadini in quelle stesse giornate - interviene anche Riccardo Zucconi, deputato di Fratelli d’Italia: «I limiti di Sea Risorse erano già noti da tempo. Adesso è arrivato il momento di tutelare al massimo i cittadini e l’ambiente, perché non si tratta più solo di disagio ambientale ed economico, ma di una vera e propria emergenza di salute pubblica. Gli accertamenti di Arpat Lucca fatti a fine 2018 hanno evidenziato numerose criticità nell’impianto di compostaggio gestito da Sea Risorse, poiché non sono stati rispettati i limiti imposti dalla legge. Stoccaggi eccessivi e prolungati, non rispetto dei limiti di 2 metri di altezza, carenze nell’incanalatura delle acque meteoriche e nello scolo del percolato, non miscelazione. Da qui i numerosi disagi per la popolazione, in primis il persistente e nauseabondo odore che da anni raggiunge molte località del comune o il traffico pesante che percorre continuamente una viabilità inadeguata. Occorre pertanto individuare al più presto una soluzione, partendo dall’allontanamento dell’impianto dai centri abitati».
Dal Comun di Viareggio, intanto, nessuna reazione ufficiale all’indomani della notizia dell’inchiesta diventata pubblica. Interpellato dal Tirreno l’assessore all’ambiente Federico Pierucci dichiara: «Stiamo esaminando le carte. Sulla questione parlerà il sindaco Del Ghingaro». —
D.F.
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