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Morina, ecco le prescrizioni di Arpat al gestore Sea Risorse

Donatella Francesconi
Morina, ecco le prescrizioni di Arpat al gestore Sea Risorse

L’azienda dovrà farsi certificare da un tecnico esterno la sostenibilità della gestione dei cumuli di materiale destinato a diventare compost

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La macerazione dei cumuli del verde che si trasforma in ammendante non può essere lasciata al “caso”, ma il processo deve essere monitorato «adottando idonea strumentazione» con la quale verificare «il processo di stabilizzazione del compost» misurando «in modo continuo i parametri di ossigeno, temperatura ed umidità all’interno dei cumuli». È una delle prescrizioni che Arpat Lucca ha emanato per l’impianto della Morina, gestito da Sea Risorse (società pubblico privata che vede insieme Comune di Viareggio e Gruppo Del Pistoia). Impianto sul quale grava anche un’inchiesta della Procura di Lucca che si è mossa di pari passo con Arpat in un lavoro che ha dato riscontri oggettivi.

Sea Risorse, continua Arpat, «dovrà attuare ogni accorgimento che garantisca la stabilizzazione del compost, effettuando una attenta verifica della attuali modalità di conduzione dell’impianto. Con particolare attenzione al corretto dimensionamento dei cumuli, al numero minimo ed alla frequenza delle operazioni di rivoltamento e un’umidificazione adeguati alla minimizzazione delle emissioni odorigene». La ditta - prescrive Arpat - «dovrà anche predisporre una relazione tecnica a firma di un esperto qualificato in materia, da inviare a Regione ed Arpat, che certifichi la sostenibilità della nuova modalità gestionale che garantisca una stabilizzazione aerobica del verde ed eviti la possibilità che si creino nei cumuli sacche anaerobiche con sostanze maleodoranti».

Sea Risorse - per l’impianto della Morina la cui autorizzazione scade nel gennaio 2020 - «dovrà anche chiedere una modifica dell’atto autorizzativo» (ammesso che la scelta sia quello di tenere aperto l’impianto e né Sea, né Comune sembrano muoversi su questa strada) «al fine di rivalutare la coerenza degli attuali limiti prescritti con la reale gestione dell’impianto e delle operazioni di recupero autorizzate in funzione delle destinazioni dei rifiuti che garantiscano comunque la chiusura del ciclo di trattamento previsto per la produzione di materie prime seconde, sottoprodotti e prodotti da recupero rifiuti».

Il gestore dell’impianto, inoltre, dovrà «adeguare o sostituire il software di gestione del registro di carico e scarico rifiuti perché preveda la possibilità di tenere sotto controllo i carichi di rifiuti presenti in impianto ed avvisi del superamento della quantità massima consentita, in modo da non accettare nuovi carichi».

Il report che il software dovrà produrre deve prevedere, tra le altre cose, anche «i quantitativi presenti in impianto su base settimanale». Il report dovrà «conservato in cartaceo negli archivi dello stabilimento a disposizione degli organi di controllo». —



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