Accertamento da 13 milioni: primo round alla Patrimonio
L’Agenzia delle entrate ha contestato un guadagno illecito sui tributi non riversati
la sentenza
Si è conclusa con un punto a favore della curatela della fallita Viareggio Patrimonio il contenzioso, approdato in Commissione tributaria provinciale, con l’Agenzia delle entrate. Agenzia che aveva emesso un maxi accertamento da 13,5 milioni di tassazione sui 27 milioni di tributi riscossi che la Viareggio Patrimonio, nel 2012, ha trattenuto per sé invece che riversare al Comune di Viareggio. La terza sezione della Commissione tributaria provinciale (presidente e relatore Antonio Di Bugno, con i colleghi Lida Celli e Silvana Giambastiani) ha accolto il ricorso presentato dal curatore della Patrimonio, Donato Bellomo. Ma è solo il primo round, dato per scontato che l’Agenzia delle entrate ricorrerà in secondo grado di fronte ai giudici della commissione tributaria regionale.
«Gli avvisi di accertamento», si apprende dalla recente sentenza, «scaturiscono da una verifica del Nucleo di polizia giudiziaria di Lucca per il periodo 2012-2014». La guardia di finanza si mise al lavoro, su delega della Procura di Lucca, in merito ai rilievi penali della relazione del ministero dell'economia che portava la firma di Luciano Cimbolini. La verifica si concluse «con processo verbale di accertamento del 30 gennaio 2018 con il quale veniva proposto il recupero della maggiore Ires ed Irap per proventi illeciti non dichiarati consistenti in tributi riscossi e non riversati al Comune». Fatto per il quale «era stata inoltre inoltrata informativa alla Procura, fra gli altri, per il reato di peculato e di infedele dichiarazione dei redditi, ex articolo 74 della legge 74/2000».
L’Agenzia delle entrate - alla luce di tutti questi elementi - ha ritenuto «che le somme riscosse ma non riversate al Comune costituissero maggiori entrate prodotte nell’ambito della gestione ordinaria della società e siano pertanto proventi illeciti e comune tali assoggettabili a tassazione».
La curatela della Patrimonio, difesa dagli avvocati Maurizio Lagozzo e Jacopo Lorenzi (entrambi del Foro di Milano), ha eccepito la nullità degli avvisi dell’Agenzia «perché le somme non riversate non costituiscono reddito illecito di impresa, bensì un debito della società nei confronti del Comune, così come riconosciuto giudizialmente nell’ambito della procedura concorsuale conseguente alla dichiarazione di fallimento della Viareggio Patrimonio, dove il Comune di Viareggio-Organismo straordinario di liquidazione ha chiesto l’ammissione al passivo per la somma, fra le altre, di 25.963.742 quae importo prededucibile, concernendo l’ammontare dei tributi trattenuti dalla Viareggio Patrimonio nella sua qualità di agente contabile del Comune. Debito riconosciuto dalla stessa società nel rendiconto della gestione delle entrate e che il Tribunale ha ammesso come credito privilegiato in quanto attinente a tributi locali».
La compensazione di oltre 40 milioni tra Osl e curatela della Patrimonio rimane uno dei capitoli del dissesto del Comune di Viareggio, per sciogliere il quale è necessario attendere il completamento di tutto l’iter nei tre gradi di giudizio. —
D.F.
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