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Strage, la difesa di Trenitalia: «Controlli compito dei tedeschi»

Donatella Francesconi
Strage, la difesa di Trenitalia: «Controlli compito dei tedeschi»

Ieri in aula sono tornati gli ex manager di Ferrovie, Mauro Moretti, Vincenzo Soprano, Michele Mario Elia

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“Ma che colpa abbiamo noi” è la strofa di una celebra canzone degli anni Sessanta che ieri - nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze - avrebbero potuto fare da colonna sonora all’intervento dell’avvocato torinese Alberto Mittone, difensore dell’ex amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, condannato a 7 anni e 6 mesi in primo grado, e di Mario Castaldo, ex direttore della Divisione Cargo di Ferrovie ed ex ad di Cargo Chemical (condannato a 7 anni).

La parola è toccata ai legali degli imputati di casa Fs e ieri, oltre a Mittone, in aula sono tornati Mauro Moretti, ex amministratore di Fs e di Rfi (condannato in questa veste a 7 anni) e Michele Mario Elia (ex ad di Rfi, condannato in primo grado a 7 anni e 6 mesi).

«Il carro (la ferrocisterna deragliata, carica di Gol, ndr) era omologato, ed era immatricolato. Altro che vascello fantasma come ha detto in primo grado il pm Giuseppe Amodeo. Riceveva il timbro legittimazione da parte ente di controllo locale tedesco. Quindi, aveva le caratteristiche per poter circolare». Una volta in Italia, nelle mani delle imprese del Gruppo Fs, continua l’avvocato «non faccio indagini materiali per verificare se è buono o no». Perché così si fa solo in caso «di vizio manifesto, evidente». E la cricca - Trenitalia sposa la tesi dei consulenti degli imputati tedeschi - sull’assile che si è fratturato dando il via al deragliamento era «non intercettabile».

Le responsabilità del disastro ferroviario da 32 morti ed oltre 100 feriti, vanno cercate tutte in Germania, è la tesi di Mittone. Che richiama il quadro normativo tutto interno al mondo ferroviario (e Viareggio, forse, dovrebbe insegnare che il “fai da te” non è stato la carta vincente) in Europa: «Innesto tra Rid, Riv, contratti uniformi unilateriali e Sti (interoperabilità) formano un'ossatura: i carri targati Riv possono circolare e la manutenzione spetta al proprietario carro. Su questa affermazione potrei anche sedermi e finire. Il carro deragliato è entrato in Italia perché marchiato Riv e la manutenzione l'ha fatta il proprietario, cioè Gatx. Questo è il quadro. Punto».

Quadro che un recente direttiva europea ha modificato in parte ed è un altro dei troppi “dopo Viareggio” che la vicenda giudiziaria continua a mettere in evidenza. Ma se il “dopo Viareggio” è così ricco di modifiche a tutto campo - la domanda è inevitabile - non è che il “prima di Viareggio” era davvero così fallace e pericoloso come abbiamo visto sui binari della stazione quella maledetta notte di dieci anni fa? —



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