Il presidio
Chi dice donna dice... Arte Viareggio espone i propri talenti
Nella mostra alla Gamc pittrici e scultrici del territorio che hanno interpretato la loro idea della femmina
adolfo lippi
Alle donne in arte dedica un’ampia mostra a Palazzo Paolina ha per titolo “L’essenziale bellezza” il comune di Viareggio nella persona dell’assessore alla cultura, Sandra Mei. Anche il carnevale quest’anno è stato dedicato alle donne e ciò a significare la necessità di una forte sensibilizzazione al femminino, anche ai giorni nostri, in epoca di modernità trionfante, ritenuto una diminuzione, addirittura colpito e spesso con violenza.
Le donne in arte non sono novità in Versilia. Già ai tempi della “Bottega dei Vageri” del rinomato Cristoforo Mercati, in arte Krimer, alcune artiste si affacciarono, con garbo e successo, alla ribalta; fianco a fianco di una generazione di uomini di assai marcate qualità, basti pensare a Santini, Marcucci, Pardini, Pieraccioni, Catarsini, Sargentini, Beconi, Francesconi. Ma anche Maria Luisa Petruni Cellai o la Cecilia Fogola o Evelina Gaddi seppero mostrarsi, caparbie e convinte, con opere pregevoli e, se anche in buona parte dimenticate (non ve n’è una, per dirla alla Gamc), rimasero nella memoria collettiva. Esempi di stile e di dolce emozione.
Oggi, a Palazzo Paolina, dov’è accolta la mostra delle donne, si può fare un discorso più ampio. Poiché l’arte al femminile di Rita Casaroli, Elvira Colognori, Giorgia Madiai, Claudia Marchetti, Marzia Martelli, Giuliana Pardini, Silvia Cirri, Corinne Roger, è meno fenomeno individuale ma più costruito discorso collettivo. Sicché si può, da questa mostra, tracciare un panorama del sentire pittorico delle donne in Versilia.
Intanto ciò che le accomuna, queste del nutrito gruppo in mostra, è un totale dichiarato abbandono della decostruzione della figura cara ai maestri ed agli epigoni dell’attualismo. Niente a che vedere con le scelte di una Marina Abramovic. Niente azionismo della performance. Tutto è ricondotto alla figura rappresentata in pittura e ceramica, tutto è nella tradizione dei paesaggi e dei personaggi sentiti e rappresentati. Eppoi ognuna fa per sé e presenta quadri con accenti personali, ora belle darsene estese in prospettiva, ora donne scolpite di malinconia o isolate in pareti monocromatiche. In questa mostra, ad accentuare il femminino, vi sono poi gli scritti di critici anch’esse donne, come Gaia Querci, Alessandra Belluomini Pucci, Claudia Baldi.
Quale il senso delle opere? Le accomuna un buon praticato mestiere che, sebbene qua e là odori ancora troppo di scolastica (e accademia d’arte), lascia emergere sincere personalità e passioni.
La Rita Casaroli, scomparsa a Massa nel 2002, è davvero maestra di colori spumeggianti e, comunque, ben collocati in forme ora di maniera ora sperimentali. Pregevolissime le sue darsene e i particolari di regata.
Elvira Colognori, lucchese, è viaggiatrice intensa e prensile. Coglie scene di vita in vari continenti esotici e la raccolta con una tavolozza ricchissima di toni. Alle sue suggestive scene non mancano suoni o voci, tanto magistrali appaiono le rappresentazioni di massa.
Giorgia Madai, figlia di artista (suo padre è il celebre Mario), celebra il mondo della donna, natura e sirene e galline, usando la spericolata fantasia dei sogni. Onirica e volutamente infantile adopra soggetti e colori di fiaba.
Claudia Marchetti, crea in ceramica situazioni, quotidiane di donne assai espressive dei loro stati d’animo, posture e sguardi fermati da una condizione di attesa malinconica, che nemmeno i colori accesi rendono vincente.
Le donne e gli interni di Maria Martelli sono perfette allegorie, teatrali e portentosi nei loro vuoti di scena, come se non vi fosse storia o dramma oltre l’apparente. Tant’è i quadri sono chiusi da paratie caravaggesche, scure e morbose e inquietanti.
Giuliana Pardini, pittrice ed astrologa, penetra con rara sensibilità analitica l’inconscio femminile, lo spiega senza forzature realistiche, ma sfuma le sue preferite modelle dando ampio spazio alle sensualità dei corpi caldi e palpitanti.
Silvia Cirri, compagna carrista di Umberto Cinquini, espose gioiosissime creazioni floreali ora con mano leggera ora intrigando quasi astrazioni coloratissime. La sua natura è sempre gioiosa e garbata.
Corinne Roger (moglie del compianto Gilbert Lebigre) è, come nella vita, surreale e coltissima. Conosce tra diverse commedie, quella spagnola, quella francese, quella italiana. E crea opere con il pittoresco di tre scapricciate culture. —
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