Via al progetto sperimentale per far rinascere la pineta
Sono arrivate le ruspe nel primo ettaro di pineta seccata a Torre Del Lago A ottobre la ripiantumazione: «L’impatto visivo soltanto tra una ventina d’anni»
«Cos’è accaduto alla pineta? Un incendio?». Un turista fuori stagione cammina nel marciapiede indicando dal viale Europa quello che è rimasto del bosco dietro ai ristoranti e i locali notturni. Ormai si vede quasi soltanto il cielo.
Basta addentrarsi dentro quella che una volta veniva chiamata “pineta” per avere davanti uno scenario inquietante. Il vuoto. Tanti pali come se fossero relitti di un’esplosione atomica o di un supermostro da film che ha tranciato gli alberi. Tanti enormi stecchini piantati a terra sono il risultato dell’infestazione inarrestabile, quella del Matsucoccus che sta distruggendo completamente i pini in tutto il territorio.
E quelli dalla rotonda della Marina di Torre del Lago fino al Boca non sono alberi tagliati ma solo quello che resta degli alberi a cui è stata succhiata la vita dall’insetto che viene da Oltralpe. Solo in quella zona ormai sono morti circa 40 ettari di alberi.
«Proprio in questi giorni stiamo iniziando il nuovo progetto sperimentale per dare nuova vita alla storica pineta morente - spiega la dottoressa Francesca Logli, responsabile del servizio Gestione Risorse Naturali e Forestali, Valutazioni Ambientali e Ricerca Scientifica del parco di San Rossore - abbiamo ricevuto circa 231mila euro di finanziamento dalla Regione per fare pulizia e ripiantumare alberi che non verranno attaccati dal parassita. Il primo lotto è stato l’ettaro di bosco che si trova lungo il viale Kennedy. Nel corso dei mesi arriveremo a coprire un’area di diciassette ettari nei quali prima ripuliremo dai resti delle piante morte e nei quali verranno ripiantumate nuove specie».
Sarà un intervento a basso impatto ambientale: non verranno utilizzati grandi mezzi ma solo quelli di piccole e medie dimensioni. Alcuni dei tagli verranno fatti addirittura a mano. Questo rispetterà l’ecosistema sottostante che non verrà danneggiato e potrà tranquillamente continuare il proprio ciclo vitale.
«Per ogni ettaro che verrà pulito - continua la dottoressa Logli - saranno piantate circa 600 esemplari arborei: la metà di queste piantine saranno lecci, del rimanente il 20 % sarà ripiantato a pino domestico (non marittimo perché facilmente attaccabile dal Matsucoccus), il 10% sarà frassino, il 10% ontano e la percentuale restante sarà di pioppio bianco. Questo progetto ovviamente ha ricevuto tutte le autorizzazioni, sia da parte degli enti che dalla Sovrintendenza».
Per il rimboschimento su questa prima particella che è stata ripulita nei giorni scorsi si dovrà attendere l’autunno: a ottobre, quando sono previste le piogge, le piante avranno più possibilità di attecchire.
«Ci vorrà molto tempo affinché si possano vedere i primi effetti - conclude la scienziata - forse tra dieci anni, se tutto va bene, questi alberelli avranno già una discreta altezza. Ma per poter ammirare un bosco vero e proprio, come se lo ricordano i viareggini, dovremo aspettare la prossima generazione. Ci vorranno almeno 25 anni». —
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