Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

I difensori dei tedeschi: moltissimi assili da cambiare

Donatella Francesconi
I difensori dei tedeschi: moltissimi assili da cambiare

Inquietante conclusione dell’avvocato Francesco Ruggeri Laderchi che difende operaio e supervisore dell’Officina Jungenthal di Hannover

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«Il problema della sicurezza ferroviaria non si risolve mandando in galera l’ultimo operaio, ma spendendo...e cambiando moltissimi assili». Sono le 18 passate quando nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze l’avvocato Francesco Ruggeri Laderchi (Foro di Milano) conclude con queste parole la sua discussione. Svolta in qualità di difensore di Uwe Kriebel, operaio addetto alla verifica con ultrasuoni nell'Officina Jungenthal di Hannover, condannato a 8 anni in primo grado, e di Andreas Schroeter, tecnico di secondo livello e sostituto supervisore esami non distruttivi eseguiti da Uwe Kriebel nella stessa officina, condannato alla stessa pena dal Tribunale di Lucca.

Parole inquietanti, quelle dell’avvocato Laderchi, soprattutto perché per tutte le 9 ore di discussione di fronte ai giudici della terza sezione della Corte d’appello di Firenze (presidente Laura Masi, con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini) il difensore si è sgolato a dimostrare come sia scientificamente provato che «gli assili ferroviari rimangono una componente sicura». Affermazione che oggi l’avvocato si sente di proporre con ancora maggior forza perché «in Europa dopo Viareggio si è aperto il mondo».

Un “dopo Viareggio” che rimbalza da un intervento all’altro dei difensori degli imputati stranieri. Ed ogni volta l’effetto di queste parole, per chi ha vissuto la devastazione della notte del 29 giugno 2009 con i suoi 32 morti e gli oltre 100 feriti , suona come lo stridio del gesso sulla lavagna. «È la sicurezza ferroviaria quella di cui ci si è preoccupati», continua l’avvocato, «con tutta una serie di iniziative che si sono sviluppate dopo Viareggio anche per la sicurezza degli assili».

Dopo Viareggio, così dopo l’ordinanza Eba del 2007 (Agenzia tedesca per la sicurezza delle ferrovie) che lanciava quell’allarme, rimasto inascoltato, oggi definito da Laderchi semplicemente come «un invito a migliorare». Là dove l’Eba, dopo 7 incidenti accaduti in Europa e causati tutti da rotture di assili tedeschi attaccati dalla corrosione, scriveva: «Il pericolo esistente non riguarda solo importanti beni materiali. In circostanze sfortunate , la rottura di sale montate (assili più ruote, ndr) potrebbe avere conseguenze catastrofiche ».

Ma l’ordinanza fu impugnata, rimase automaticamente sospesa, anche se - ed è un’altra delle doppie facce di questa vicenda che Laderchi ha mostrato nella sua discussione - una serie di provvedimenti vennero presi, sia sul manuale tecnico Vpi, sia sulla verniciatura degli stessi assili.

A proposito di quello che ha ceduto provocando il disastro ferroviario di Viareggio, l’avvocato Laderchi si è così espresso in apertura di discussione: «L’assile è sì colpevole, ma anche vittima di questo incidente».

I difensori degli imputati stranieri hanno ricordato alla Corte la richiesta presentata per una «rinnovazione istruttoria» per verificare se l’esame ad ultrasuoni effettuato dall’operaio Kriebel fosse o meno adatto ad individuare una cricca che, secondo i legali ed i loro consulenti, si presentava «inclinata. E questa inclinazione attenuta il segnale tanto da renderlo irrilevante. —





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