Auto bruciate a Viareggio, fermato un giovane: decisive le testimonianze
Ha 23 anni, secondo gli inquirenti è il responsabile di due incendi ma potrebbe essere accusato anche di altri due
VIAREGGIO. Le vittime, le sceglieva a caso. Non aveva alcun legame con loro. Che fossero medici, imprenditori o commessi, poco importava. L’unico obiettivo erano le loro auto, che dovevano andare a fuoco. Voleva vedere le fiamme divorare l’acciaio, sentire l’odore di vernice bruciata diffondersi nei quartieri. E lo faceva, quasi sempre, in pieno pomeriggio. Come alla ricerca costante di spettatori. Ma, per una volta, il brutto spettacolo è già finito.
In pochi giorni, i carabinieri della compagnia di Viareggio, grazie alle testimonianze, sono convinti di avere individuato il piromane che ha seminato il panico a Viareggio. Si tratta di un 23enne senza fissa dimora, nato in Germania. I militari lo hanno sottoposto a fermo, con gravi indizi di colpevolezza, e adesso il giovane si trova in carcere. Due le azioni che gli uomini dell’Arma, guidati dal capitano Edoardo Cetola, gli attribuiscono: un incendio e un tentato incendio. Su altri due roghi continuano le indagini. Secondo i militari, però, sembrerebbero non esserci dubbi sulla sua responsabilità. Il modus operandi era sempre lo stesso.
Il primo episodio risale al pomeriggio del 17 febbraio. È domenica. Due compattatori di Sea Ambiente, situati vicino alla sede in via Comparini, vanno a fuoco. In un primo momento, viene ipotizzato il cortocircuito. Poi inizia a farsi spazio l’ipotesi del dolo. Le conferme arrivano quasi subito.
Il pomeriggio del 21 febbraio, i carabinieri vengono chiamati da alcuni residenti di Bicchio per un tentato incendio in via della Bozzana est. Un giovane, secondo la loro ricostruzione, ha spaccato il finestrino di un’auto, una Fiat 500 di una commessa viareggina parcheggiata vicino casa, ha buttato dentro del liquido infiammabile e ha cercato di dargli fuoco. Non c’è riuscito. Una familiare della proprietaria dell’auto lo ha visto e bloccato. Lui è montato in sella alla sua bici ed è fuggito via.
Si ferma poco dopo, davanti al cancello di una villa in via Aurelia. È di due medici, che però sono a Lugano per lavoro. Scavalca il cancello, si avvicina all’auto parcheggiata dentro, una Mini Cooper, spacca il finestrino, butta il liquido infiammabile e appicca il fuoco. Dimentica però la bottiglia di plastica con cui lo hanno appena visto fuggire da via della Bozzana est. E così, per i militari, sarà facile unire i due fatti e collegarli a lui. La descrizione fatta dai testimoni, associata alla sua fedina penale, porta al giovane.
Il giorno dopo un altro rogo. A bruciare questa volta è la Bmw di un imprenditore, parcheggiata in un terreno vicino casa in via della Gronda alla Migliarina. Sempre gli stessi danni: finestrino spaccato, liquido infiammabile e fiamme. Ma su questo episodio, come su quello dei compattatori di Sea, le indagini vanno ancora avanti.
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