Il Tirreno

Versilia

Ma per Carnevale Viareggio non è più una città in festa

ROberto Paglianti

Il fotografo Paglianti analizza i punti deboli della festa: addobbi mancanti, partecipazione ridotta e poca allegria 

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ROberto Paglianti



Perché Viareggio durante il periodo di Carnevale non è una città in festa come invece dovrebbe? Avete mai provato a ripensare al carnevale di qualche anno addietro? È senz’altro una domanda per i meno giovani, ma tutti coloro che hanno vissuto gli ultimi trent’anni della nostra più grande manifestazione non può che far spallucce.

Si, è vero che ciò che conta è il bilancio consuntivo, e su questo siamo d’accordo tutti, ma è altrettanto vero che il Carnevale di Viareggio annoverato fra i più famosi del mondo, da un decennio, a livello di partecipazione ha avuto una involuzione crescente di anno in anno.

Le cause? Forse si conoscono e forse si fa finta di non conoscerle. Una città come Viareggio, regina del Carnevale italiano, che tu ci venga a novembre o a febbraio, in pieno carnevale, ha la stessa identità. La città non sfrutta le proprie potenzialità nel periodo invernale che più le produce ricchezza. E questa critica non è assolutamente rivolta agli addetti ai lavori che ultimamente hanno pubblicizzato il Carnevale di Viareggio anche attraverso spot su televisioni nazionali. È una mancanza di partecipazione della città.

Possibile che in questo periodo in tutta la città non vi siano addobbi sia privati che pubblici che ti facciano capire l’atmosfera dell’allegria che dovrebbe aleggiare in ogni angolo della città. I balconi delle case addobbati a Carnevale si contano sulle punte delle dita. Eppure le bandiere di Burlamacco costano una scemenza.

Basterebbe poco per rendere una città piena di allegria e di Carnevale. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire! È molto facile per chi non fa criticare, ma i primi da criticare credo siano proprio i viareggini che anche a Carnevale si lasciano scivolare tutto addosso. Sui viali a mare – che sono il santuario della sfilata – l’unico albergo in festa è il Bella Riviera che da tre anni a questa parte rimane costantemente addobbato sia in estate che in inverno.

E poi c’è l’inaugurazione. Per i viareggini il sabato precedente il via alla manifestazione era sacro. Riunione di tutte le maschere davanti alla stazione ferroviaria e sfilata in via Mazzini con le bande musicali che accompagnavano le maschere in piazza Mazzini per l’alzabandiera. Il tutto avveniva tra ali di folla e con una via Mazzini addobbata a festa come non mai.

Questa abitudine è svanita del nulla ed era una delle perle del Carnevale. Se il sabato invece è destinato ad essere la prima sfilata tutto questo non può accadere. Non è una critica alla scelta del sabato “inventata” dall’allora commissario Stefano Pozzoli che ha dato frutti anche al tessuto economico obbligando i turisti a soggiornare in città. Però il corso di sabato si potrebbe spostare nelle settimane successive lasciando intatta la sacralità dell’inaugurazione.

Non conosco tutte le realtà delle città degli altri carnevali ma posso testimoniare che a Nizza (dove vado spesso per lavoro) nel periodo di carnevale appena arrivi respiri i coriandoli proprio per l’allestimento delle vie principali che ti mettono di buon umore per gli addobbi delle vetrine, de la “promenade” e sopratutto alla sera per le luci che sovrastano le vie principali.

Perché tutto questo non avviene a Viareggio che in quanto a Carnevale ha da insegnare a tutti? Cosa ci vorrebbe a mettere ad ogni rotonda un mascherone del carnevale? Quando si entra in città sotto la scritta Viareggio perché non si aggiunge “Città del carnevale”? E Radio Carnevale che intratteneva chi passeggiava? E i carri senza più masachere sopra preferendo i corteggi? Perché abbiamo perso tutto questo? Peccato. –



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