Il Tirreno

Versilia

Carnevale in rosa per dire basta alla violenza contro le donne

Donatella Francesconi
Carnevale in rosa per dire basta alla violenza contro le donne

Maria Lina Marcucci: «Il manifesto di Michetti ed il premio Ondina per mandare un messaggio forte in tutto il mondo»

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È strano parlarne così, mentre scorrono i colori, i suoi, le luci dei carri del Carnevale, asfalto bagnato dalla pioggia e voglia di divertimento. Perché in quel Carnevale di Viareggio in rosa sul quale ha molto investito la presidente della Fondazione, Maria Lina Marcucci, non c’è niente di divertente, piantato com’è nelle peggiori vicende delle cronache nazionali e non. Quello che c’è, però, è il messaggio che una manifestazione famosa in tutto il mondo, come il Carnevale di Viareggio con i suoi 144 anni di storia. «Attraverso le donne che ce l’hanno fatta e riceveranno il Premio Ondina», spiega Marcucci al Tirreno, «raccontiamo che ogni donna ce la può fare».

Con la «passione, la costanza e la professionalità che tante donne sanno esprimere. Le stesse doto che sono in campo nelle sfilare del Carnevale di Viareggio», commenta il Prefetto di Lucca, Laura Simonetti, in tribuna con “mise” operativa, indossando il giaccone della Fondazione Carnevale, con il nome stampato su.

Presidente Marcucci, il piatto forte di questo Carnevale al femminile quale sarà?

«Il 12 febbraio abbiamo chiesto a tante donne di sottoscrivere il manifesto firmato dal Maestro Giorgio Michetti. Il senso è quello di avere donne che chiamano altre donne, per diffondere il messaggio contro la violenza che troppe donne ancora oggi subiscono, ma anche affinché educhino i figli al valore della diversità».

E poi c’è il Premio Ondina, valorizzato...

«Pareggeremo il numero dei premi al maschile attribuiti in nome di Burlamacco. Il messaggio che lanciamo, attraverso il Carnevale, è mostrare le donne che ce l’hanno fatta e far vedere che non sono giganti o super donne, ma persone che hanno trovato il sostegno di compagni e compagne con i quali avere il coraggio di essere se stesse. È un rete di donne importanti per quello che hanno fatto, per le loro storie e quelle di tutte le altre che possono raccontare che ce la si può fare, quella che si stringe intorno alla manifestazione viareggina per rilanciare il messaggio che abbiamo scelto per questa edizione».

Da dove è nata l’idea?

«Dall’idea che non ne potevamo più delle notizie che ci rimandano una violenza efferata e costante contro le donne. Non lontano da noi, in mezzo a noi, scopri che le nostre donne non solo subiscono violenza ma hanno difficoltà ad essere credute. Quando c’è una denuncia subito spunta lo scetticismo. C’è una parole che accompagna ogni donna vittima di violenza: “solo”. C’era “solo” una denuncia, ma anche è stato “solo” un episodio. Una parola che fa malissimo. Quando ti ritrovi a denunciare il padre dei tuoi figli, l’uomo che hai amato, la persona in cui hai creduto». —



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