Noto impresario edile stroncato da un male
Pierluigi Bianchi aveva 65 anni e da poco era andato in pensione. Lascia la moglie e due figli
CAMAIORE. È successo tutto in pochissimo tempo. Una manciata di mesi. Per la famiglia neanche il tempo di prepararsi ad un dolore così grande da sopportare. Pierluigi Bianchi, sessantacinque anni, conosciutissimo impresario edile di Camaiore, se ne è andato per sempre l’altro ieri, vittima di un male che lo ha aggredito con troppa velocità.. Grande lavoratore, nella sua professione Pierluigi Bianchi si era letteralmente fatto da solo. Partito come semplice manovale, diventato ben presto un abile muratore, grazie alle sue grandi doti si era fatto apprezzare nel campo dell’edilizia privata grazie alla sua straordinaria manualità. Del resto - in Versilia in generale e a Camaiore in particolare - l’arte della muratura è nel dna di molti. Pierluigi Bianchi, però, riusciva ad unire talento e professionalità, abbinandoci anche passione. E così, dopo aver lavorato sottoposto per molti anni, aveva deciso di fare il grande passo. E, ad un certo punto, si è messo in proprio. Aprendo una ditta artigiana che ha presto raccolto i frutti di tanto impegno.
In molti hanno usufruito del suo lavoro. Fino quasi a contenderselo. Non a caso, con la sua cazzuola, ha “firmato” molte delle ville da sogno che puntellano le colline di Camaiore. Spesso avendo fra i suoi clienti personaggi di grido.
Ma Pierluigi Bianchi non ha dedicato la sua vita soltanto al lavoro. Oltre alle case altrui, ha costruito anche una splendida famiglia che gli è poi stata accanto negli ultimi mesi della malattia circondandolo di affetto. In primis la moglie Eugenia Mallegni, che tutti a Camaiore conoscono semplicemente come “la Geni”. E poi la figlia Chiara, che lavora al banco della gastronomia all’Esselunga di Lido di Camaiore, e il figlio Michele, che invece gestisce una tabaccheria in via Fratti a Viareggio, fra la gelateria Nilo’s e l’ex ospedale Tabarracci.
E poi c’erano gli hobbies. La caccia, ad esempio. Ma soprattutto i funghi. Quand’era stagione, nei non molti momenti liberi che riusciva a ritagliarsi prima di andare in pensione, si arrampicava sui monti ed andava in cerca di porcini e morecci. E raramente tornava indietro con il cesto vuoto.
Tutto questo fino a sei mesi fa, quando all’improvviso si è reso conto che qualcosa non andava. Da lì i controlli e la tremenda diagnosi.
Ieri l’ultimo saluto, circondato dagli amici più intimi. E dai familiari. Che ringraziano tutti coloro che sono stati loro vicini in questo momento di difficoltà.
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