Il Tirreno

Versilia

l’aggravante 

Carri e binari erano un luogo di lavoro

D.F.

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VIAREGGIO. Si è entrati nel vivo delle accuse agli imputati tedeschi nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio. Ancora presenti in aula gli ex manager del Gruppo Ferrovie condannati in primo grado: Mauro Moretti, Michele Elia, Vincenzo Soprano. Tra i temi che hanno attraversato il dibattimento di primo grado e tornano sulla scena oggi, quello della applicabilità in ambito ferroviario della normativa relativa alla sicurezza sul lavoro. Salvatore Giannino, pm della Procura di Lucca che alle indagini per la strage di Viareggio ha lavorato con il collega Giuseppe Amodeo, ha messo sul tavolo il carico delle direttive europee che in materia parlano chiarissimo, senza lasciare dubbi sull’applicabilità.

Luciana Piras, magistrato della Procura generale di Firenze, ha posto all’attenzione della terza sezione di Corte d’Appello una serie di sentenze della Cassazione sull’argomento. Dalle quali emerge come «ogni tipologia di spazio può assumere la qualità di posto di lavoro, a condizione che vi sia ospitato almeno un posto di lavoro o sia accessibile al lavoratore, anche solo al lavoratore in transito».

Difficile, in questo quadro, sostenere che carri e rete ferroviaria nel disastro ferroviario di Viareggio non siano stati luoghi di lavoro, e dunque che alla vicenda non si debba applicare la normativa in materia di sicurezza sul lavoro, con le relative aggravanti delle pene. —

D.F.

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