Quando la fiera di San Biagio riaccese la voglia di divertirsi tutti assieme
Nel 1947 la festa del santo patrono cambiò veste e programma e contribuì alla ripresa delle attività culturali e sociali della città
In quell’inizio 1947 a Pietrasanta la popolazione aveva manifestato a più riprese per la cattiva qualità del pane, del latte e di altri generi ancora sottoposti a tesseramento. La guerra era finita da un pezzo ma la ripresa, quella vera degli anni Cinquanta e Sessanta, era ancora lontana. Eppure nel mezzo dell’inverno, nonostante i tanti problemi e le inquietudini conseguenti, accadde qualcosa di straordinario e in controtendenza alla giusta protesta popolare. A compiere quella sorta di miracolo fu San Biagio, il patrono “laico” della città, e più esattamente la tradizionale fiera che dalla seconda metà del Settecento porta il suo nome. Sono in pochi oggi a ricordare quella specialissima edizione, caratterizzata da un programma di qualità e da un ventaglio di iniziative culturali, sportive e ricreative la cui risonanza andò ben oltre i confini della Versilia toccando città fuori provincia e richiamando a Pietrasanta un gran numero di visitatori, giornalisti della rete radiofonica italiana e anche una troupe di cineoperatori della Settimana Incom (il cinegiornale che di solito veniva proiettato nelle sale cinematografiche di tutta Italia).
Il buon esito della manifestazione non risolse i problemi che c’erano in tante famiglie ma non fu neppure qualcosa di effimero contribuendo alla ripresa delle attività culturali e sociali dei mesi e degli anni successivi. Ma cosa accadde nei nove giorni a cavallo del 3 febbraio 1947?
Un grande manifesto annunciò in tutta la Versilia gli eventi programmati: una mostra dell’artigianato versiliese, fiere del libro e di beneficenza oltre a manifestazioni folcloristiche e a “trattenimenti danzanti” e, a fare da sfondo, il luna park “con eccezionali attrazioni” e “cento dei più moderni padiglioni”. Inoltre, al teatro Comunale ci sarebbe stata l’audizione delle “canzonette partecipanti al concorso”, al Poligono del Verzieri una gara di tiro a volo “con premi per 100mila lire” e ancora “una gara podistica nazionale”, e, in centro, una mostra delle vetrine.
Si aggiungevano poi: un’esposizione “equina e bovina” nell’ambito della fiera del bestiame e insieme il mercato “di veicoli a trazione animale”; gare di pattinaggio artistico “a premi”; un concorso “per la migliore novella”; un concerto di musica classica al teatro e un concerto bandistico in piazza; un “grande incontro di calcio” (si affrontarono Pietrasanta e Lucchese) e una “riunione di pugilato” con la partecipazione “di campioni nazionali”; e, infine, l’estrazione della “tombola popolare”, una fiaccolata e il “gran ballo di chiusura in piazza del Duomo”. Il tutto ovviamente accompagnato da bancarelle gastronomiche e di generi vari e tanta allegria.
Il programma fu preparato da un “comitato festeggiamenti” sulla base di un vero e proprio “bando di concorso” predisposto dal Comune, nel quale la fiera era descritta come “eminentemente folcloristica, convegno di commercianti e venditori di ogni genere (stoffe, vasellame, giocattoli, arnesi da lavoro); cospicuo mercato di bestiame equino, bovino, suino; folto e multicolore parco dei divertimenti (autopiste, circhi equestri, tirassegni, baracconi di curiosità, lotterie, serragli)”. Il tutto con “lancio di coriandoli, stelle filanti e schietto spirito precarnevalesco”. Del comitato facevano parte, tra gli altri, il sindaco Amos Tomagnini, (presidente onorario), il presidente Arturo Tomagnini, Silva Marchetti, Marino Mariani, Vinicio Grossi e Vincenzo Lazzotti.
La partecipazione di visitatori, nonostante l’inclemenza del tempo, nei giorni 3 e 4 febbraio di “San Biagio” e “San Biagino” riempì strade e piazze del centro antico di Pietrasanta dove, riportarono le cronache, «la fiumana tumultuosa rovesciò persino qualche tavolo di dolciumi: croccanti, torroni e filati di zucchero».
Il successo, vuoi per la pioggia vuoi per le immancabili polemiche, non coronò del tutto lo sforzo degli organizzatori. Il concorso a premi per la migliore vetrina fu anzi un insuccesso essendo venuta a mancare, nella misura sperata, l’adesione dei commercianti. Tempestosa fu l’ultima audizione delle canzonette ispirate alla fiera che si tenne al teatro comunale. Il pubblico si ribellò al verdetto della giuria, che aveva assegnato il primo premio al maestro Enzo Borlenghi, per la sua “Gaiezza”, e applaudì freneticamente “Stella” del viareggino Renato Salani. Riscossero invece “un lusinghiero successo” la mostra di prodotti artigiani, allestita nei locali della Croce Verde, il concorso per la migliore novella (vinto dallo scrittore Leone Sbrana) e una fiera del libro, organizzata dai comunisti, alla quale aderirono “importanti case editrici”. —
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