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Controlli sulle visite private dei medici Asl: orari, tariffe e incassi finiscono ai raggi X

Matteo Tuccini
Controlli sulle visite private dei medici Asl: orari, tariffe e incassi finiscono ai raggi X

Lo ha deciso la Regione: tra sei mesi i risultati dell’indagine. «Spirito costruttivo e non polemico per migliorare il servizio»

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VIAREGGIO. «Lo spirito è costruttivo e non polemico», dicono i promotori, e si capisce: sanno già di battere su un tasto delicato. Ma l’indagine promossa dalla Regione sull’attività libero-professionale dei medici Asl, quella per intendersi che avviene con compensi da visita privata, è destinata a far discutere. Anche in Versilia, dove ci sono molti campioni della sanità che incassano cifre importanti dal lavoro extra-Asl.

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di cosa si parla

L’attività libero-professionale, definita anche intramoenia (tra le mura) perché può tenersi in spazi forniti direttamente dall’Asl, è consentita ai medici della sanità pubblica, ma fuori dall’orario di servizio in ospedale. Che deve essere sempre garantito. L’attività è tracciata, con tanto di timbro “libera professione”, in modo da impedire che superi in quantità l’orario di lavoro nell’azienda sanitaria. Per quanto riguarda la parte economica, al medico va il 66% della tariffa della visita pagata dal paziente, ma al lordo della tassazione Irpef. A cui bisogna detrarre anche la quota destinata alla previdenza. L’incasso netto per il medico, grosso modo, si attesta sul 30% del costo della prestazione pagata dal paziente.

Attività nel mirino

Il presidente della Regione Enrico Rossi vorrebbe ancora più vincoli: di recente ha proposto un tetto di dieci ore settimanali all’attività privata. Cinque delle quali acquistabili, per così dire, dalla Regione per smaltire le liste d’attesa. Ai medici tutto ciò non piace: si ribadisce che l’attività libero-professionale è un modo per trattenere nel pubblico fuoriclasse che, nel privato, guadagnerebbero cifre assai più rilevanti. L’intramoenia, insomma, riduce le differenze con uno stipendio da calciatore che molti di questi medici otterrebbero lasciando l’Asl.

L’indagine

L’aspetto significativo è che l’indagine decisa dalla Commissione regionale Sanità presieduta da Stefano Scaramelli (Pd) nasce da una richiesta dal portavoce dell’opposizione Jacopo Alberti (Lega). Sei mesi l’arco temporale individuato per portare a compimento l’indagine, «con l’obiettivo di avere – si legge in una nota della Regione – un quadro completo e approfondito sullo svolgimento della professione medica intramoenia in Toscana. Sarà fatto particolare riferimento alla gestione regionale dell’attività, sia per criteri e modalità dello svolgimento attuale, che per criteri, ripartizione e destinazione dei costi sostenuti quale corrispettivo delle prestazioni da parte dei cittadini toscani. Sarà messa sotto la lente l’organizzazione del servizio nelle Asl e lo stato delle prestazioni attivate: servizi di prenotazione, strutture ambulatoriali individuate, prestazioni specialistiche in regime di libera professione; determinazione del tariffario, ripartizione e destinazione degli introiti; copertura dei costi sostenuti». «Sarà un’analisi accurata, che terrà conto dell’organizzazione, delle tariffe e degli introiti e una volta portata a termine fornirà uno strumento di conoscenza finora non disponibile», ha spiegato il presidente Scaramelli. «Mi ritengo soddisfatto dell’impostazione, che risponde perfettamente allo spirito della mia richiesta», ha dichiarato Jacopo Alberti. «Lo spirito non è polemico, ma costruttivo – ha aggiunto il portavoce dell’opposizione – Con questa indagine intendiamo soltanto contribuire al miglioramento dell’attività intramoenia in Toscana». —


 

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