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Tre ragazzi di Stazzema ad Auschwitz «Un viaggio nell’orrore»
STAZZEMA. Due giorni ad Auschwitz per conoscere l’orrore e raccontarlo: questa l’esperienza di tre ragazzi della 3ªA dell’Istituto comprensivo Martiri di Sant’Anna di Stazzema Lucio Santini, Francesco Lazzeretti e Federico Sozzani. Un viaggio che da alcuni anni per i ragazzi stazzemesi è una tappa, voluta dal sindaco Maurizio Verona e dalla sua amministrazione: con i ragazzi l’assessore alla cultura Serena Vincenti che ha scritto alcune riflessioni.
«Tutti conoscono quello che è accaduto - commenta l’assessore - ma le sofferenze le possiamo solo immaginare, studiare, ascoltarle dai racconti degli ultimi superstiti. È stato un importante viaggio di studio per i tre ragazzi che riporteranno ai loro compagni di classe questa esperienza».
I ragazzi di Stazzema sul volo di ritorno hanno voluto restituire alcune sensazioni: il freddo, gli oggetti, una strage le cui proporzioni si fatica a immaginare. Federico Sozzani: «Chi se non i ragazzi si deve scegliere per ricordare il passato? Questa coinvolgente esperienza mi ha fatto capire quanto è importante ricordare. Mi sono reso subito conto delle terribili condizioni: noi con 50 maglie avevamo freddo, loro cosa dovevano provare allora con una misera veste? Arrivato al campo di Birkenau i pensieri si eclissavano via via…Un viaggio sicuramente incisivo e d'impatto che mi porterò dietro per il resto della mia vita. Queste anime sono morte sulla terra ma non sono morte nei nostri cuori».
Lucio Santini: «Se si pensa a ciò che è successo lì dentro, secondo me l'unica parola per descriverlo è orrore. Io indossavo 4 maglioni e soffrivo il freddo. Loro non avevano niente se non una misera veste. Oggi si parla di strage quando muoiono una quarantina di persone: lì ne morivano a migliaia: si direbbe “una cosa da non crederci...” ed è qui, secondo me, lo sbaglio. Tutti bisogna vedere ciò che è successo, per evitare che si ripeta».
Francesco Lazzeretti: «Mentre ero in una delle baracche dentro il campo di Birkenau, soffrivo il freddo come mai lo avevo sofferto in vita mia. I piedi mi facevano male, quasi non li sentivo, le gambe non mi reggevano quasi più, le mani erano come se non esistessero e cercavo di scaldarmi le guance con il calore del mio respiro. Quelle povere persone però non avevano niente addosso, se non degli stracci. Come potevano resistere a quel gelo? Come potevano immaginare quello che gli sarebbe accaduto?». —
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