Il presidio
Strage, in aula c’è Mauro Moretti I familiari delle vittime lo ignorano
L’ex manager di Ferrovie è arrivato alle 9 del mattino Oggi seconda udienza con la relazione della Corte
Mezz’ora prima dell’udienza a Palazzo di giustizia a Firenze, fissata per le 9,30, in aula entrano l’avvocato del Foro di Bologna Armando D’Apote ed il suo cliente più noto: Mauro Moretti, oggi presidente della Fondazione Ferrovie, ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiane e di Fs, condannato a 7 anni di carcere per il disastro ferroviario di Viareggio, 32 morti ormai quasi dieci anni fa. Quella Viareggio rappresentata, di fronte ai giudici della Terza sezione penale della Corte d’Appello, dai familiari delle vittime. Attenti, silenziosi, composti, distanti dall’ex manager di Fs nel ricordo di chi non c’è più e di quella definizione di «spiacevole episodio» arrivata subito dopo il disastro ferroviario. «Dopo essere stato condannato in contumacia, alla fine Mauro Moretti ha il buon gusto di sottoporsi direttamente al giudizio», commenta Stefano Baccelli, consigliere regionale del Pd e presidente della Provincia di Lucca in quei giorni terribili del giugno 2009.
Assenti all’udienza che ha dato ufficialmente il via al processo d’Appello con la relazione della Corte sia il Comune di Viareggio che la Provincia di Lucca. Presenti - ma si sono visti a quasi tutte le udienze di primo grado - Vincenzo Soprano, all'epoca della strage di Viareggio amministratore delegato di Trenitalia, condannato in primo grado a 7 anni e 6 mesi, e Mario Castaldo, nel 2009 direttore della Divisione Cargo ed ex ad di Cargo Chemical condannato a 7 anni. In aula per l'accusa i pm Luciana Piras (Procura generale) e Salvatore Giannino (Procura di Lucca).
La giornata di ieri è stata quella della relazione della Corte. I giudici hanno riassunto i temi centrali della sentenza di primo grado (Tribunale di Lucca, presidente del Collegio Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) , le posizioni dei singoli imputati, il quadro normativo nel quale il procedimento va letto. Per poi passare a sintetizzare i motivi di ricorso della accusa. Ricordando che la Procura di Lucca ha formulato, nel proprio atto di appello, anche una richiesta istruttoria: la Corte d'appello esamini i componenti della commissione ministeriale di indagine Dgif (oggi Digifema), i periti dell'incidente probatorio e li metta a confronto con i tecnici di tutte le parti sulla questione di quale elemento dell'infrastruttura abbia squarciato la prima delle 14 cisterne cariche di Gpl. Un tema sul quale la sentenza di primo grado (Tribunale di Lucca, presidente del Collegio Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) non ha raggiunto una certezza, nel rimbalzare tra le parti di picchetto tracciature curve e zampa di lepre (un pezzo dello scambio) come causa dello rottura della cisterna. Solo al termine della discussione in aula, i giudici di secondo grado stabiliranno se andare a sentenza o concedere la nuova perizia.
Nell'illustrare per sommi capi l'appello della Procura di Lucca, il giudice Giovanni Perini ha dedicato molto spazio alla questione della responsabilità di Mauro Moretti anche come amministratore delegato della Holding Ferrovie, responsabilità che il Tribunale di Lucca ha escluso.
Ad ascoltare la relazione della Corte, che si è soffermata sui passaggi più tecnici che hanno contrassegnato il dibattimento di primo grado, in aula c’era anche l'ingegnere pisano Aldo Frediani. Colui che, interpellato dal presidente Boragine su cosa avesse determinato la rottura di un asse del convoglio che trasportava Gpl, provocando il deragliamento, in aula rispose che quale causa alternativa responsabile della tragedia doveva essere individuato il destino. —
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