Italia
Forza Italia contro l’ammiraglio per l’acquisto di una casa
La famiglia del venditore contrattacca: «Compravendita avvenuta quando Tarzia era a Civitavecchia e il prezzo è del tutto in linea con le quotazioni del mercato»
LIVORNO. Ce l’aveva messa tutta il governatore Enrico Rossi per cercare di rimettere insieme i cocci del porto, l’aveva applaudito il sindaco Filippo Nogarin e anche la Confindustria aveva benedetto l’idea di un super-comitato per cercare di venire a capo di una situazione di tensione sulle banchine talmente alta da farla sembrare una polveriera sul punto di esplodere. Ma ecco che un deputato forzista di primo piano come Giorgio Mulè (insieme a un’altra trentina di parlamentari) torna a far divampare lo scontro con una interpellanza urgente che, a distanza di pochi giorni dal round precedente, riporta sotto gli occhi del ministro Danilo Toninelli il caso del porto di Livorno.
Ma stavolta non si limita a contestare le scelte dell’ammiraglio Giuseppe Tarzia accusandolo di voler invadere il campo dell’Authority (e, di riflesso, rimproverando a Palazzo Rosciano di aver mostrato un atteggiamento troppo accomodante nei riguardi di Tarzia). L’accusa prende le mosse da un durissimo articolo pubblicato dal sito web “Affari italiani” per tornare alla carica contro Tarzia: e ora non come ammiraglio bensì come privato cittadino.
Nel mirino è il fatto che «nel 2017 Francesco Lorenzini, figlio del patron dell’omonimo gruppo, avrebbe veduto allo stesso Tarzia un appartamento in via Natale Betti 11 per 340 mila euro il cui prezzo potrebbe risultare non in linea con il mercato di riferimento e che dimostrerebbe un rapporto diretto tra l’ammiraglio e la famiglia Lorenzini». Non solo: nell’interpellanza si segnala che «tra i beneficiari delle scelte dell’ammiraglio Tarzia vi sarebbe anche il gruppo Lorenzini, importante realtà terminalista nel porto di Livorno, che gestisce la sponda Est della Darsena, ed è partecipato al 50% dalla Msc di Gianluigi Aponte».
La famiglia Lorenzini respinge al mittente ogni accusa con decisione: «Schiereremo i nostri avvocati contro questi signori, quella testata web non può pubblicare queste sciocchezze», dice il terminalista Enio Lorenzini.
Il figlio Francesco mette l’accento sui motivi che, a suo giudizio, rendono «assurde e balzane» le accuse relative alla compravendita della casa. Il primo: «La casa è stata venduta non nel 2017 bensì nel novembre 2016, quando l’ammiraglio Tarzia era ancora al comando della Capitaneria di Civitavecchia. Francamente non lo conoscevo neanche». La seconda ragione riguarda il cuore della questione, il prezzo: «Quella casa è stata ceduta a un prezzo che, come tutti possono vedere, è del tutto in linea con le quotazioni di mercato».
Ma il deputato forzista non demorde. Anzi, ripresenta il testo dell’interpellanza precedente riveduto e corretto alla luce della pubblicazione delle notizie da parte del sito web. Di nuovo ribadisce la richiesta al ministero: Roma deve intervenire per chiarire cosa è accaduto quanto il comandante della Capitaneria ha vietato gli accosti di alcune navi. È questa l’opinione di Mulè così come di un’altra trentatina di parlamentari di Forza Italia: Bergamini, Mugnai, Carrara, D’Ettore, Mazzetti, Ripani, Silli, Germanà, Pentangelo, Rosso, Zanella, Cannatelli, Cannizzaro, Casciello, Casino, Cortelazzo, Baratto, Bond, Fatuzzo, Fiorini, Gagliardi, Marin, Marrocco, Napoli, Novelli, Pella, Porchietto, Ravetto, Ruffino, Squeri, Versace, Vietina, Zanettin, Zangrillo. Secondo loro, così facendo Tarzia ha debordato dalle proprie competenze e si è arrogato un ruolo che in realtà è dell’Authority.
Al titolare del dicastero delle infrastrutture Mulè e i suoi colleghi di partito ricordano che al comma 4 dell’articolo 6 la normativa vigente «stabilisce che spettano alla sola Autorità portuale i compiti di “indirizzo, programmazione, coordinamento, regolazione, promozione e controllo delle operazioni e dei servizi portuali, delle attività autorizzatorie e concessorie di cui agli art. 16 e 18», mentre l’art. 14 «attribuisce all’autorità marittima le funzioni di “polizia e sicurezza portuale previsti dal codice della navigazione e le rimanenti funzioni amministrative” , ferme restando «le competenze attribuite dalla legge alle Autorità di Sistema Portuale».
È questo il motivo i forzisti vanno all’attacco per chiedere al ministro Toninelli «se e quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto delle competenze stabilite dalla legge, per evitare quelli che a giudizio degli interpellanti risultano dannosi personalismi nell'esercizio delle pubbliche funzioni e per assicurare ai porti italiani effettiva competitività e sviluppo dei traffici».
Il nuovo attacco di Mulè potrebbe essere letto come un tentativo di stoppare l’eventualità di una nomina di Tarzia al posto di Stefano Corsini nella eventualità di un commissariamento, magari a seguito del pronunciamento del giudice sulla richiesta di interdizione dei vertici dell’Authority dai pubblici uffici. —
Mauro Zucchelli
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