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Sorpreso a rubare, punta la pistola contro il poliziotto
Il giovane è stato colto in flagrante dagli agenti dentro il bagno Teresa e li ha minacciati con arma ad aria compressa
VIAREGGIO. La luce è spenta in casa, ma fuori è ancora giorno. I poliziotti vedono un uomo in penombra avvicinarsi. Ha una pistola in tasca: la tira fuori e la punta contro uno degli agenti e minaccia: «Fermi o sparo». I poliziotti si fiondano su di lui, che si dimena, che grida, che cerca di estrarre le pistole di ordinanza dalle fondine. E alla fine riescono a bloccarlo, scatta l’arresto. A finire in manette un 23enne (originario del Marocco), che domenica pomeriggio è entrato dentro il bagno Teresa, in Darsena.
Sono le due di pomeriggio circa, quando spacca la finestra ed entra dentro l’abitazione. La casa è vuoti. I proprietari sono a un pranzo a Bagni di Lucca. Il loro telefono nemmeno prende. In casa scatta l’allarme. Vengono attivati subito gli istituti di vigilanza privata e il 113. Ma il giovane non se ne va. Con sé ha un sacco grande bianco e ci mette dentro tutte quello che trova di valore: un computer portatile, un tablet Ipad, bottiglie mignon di alcolici, un berretto di lana. Trova le mance dei lavoratori del ristorante e si mette in tasca pure quelle. E continua a cercare buttando all’aria tutto. Sedie, cassetti, tavoli, libri. Sembra sia passata una bufera.
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Fuori nel frattempo arriva una pattuglia del commissariato di polizia di Viareggio. Gli uomini notano la finestra rotta ed entrano dentro. È evidente che qualcun altro è appena passato di lì. Quello che non è ancora chiaro e se sia ancora lì. Girano le stanze e lo vedono. Sembra tranquillo. Gli agenti si avvicinano a lui piano piano. Il giovane alza la pistola ad aria compresa e la punta contro il poliziotto. Iniziano le minacce. Poi lo scontro che va avanti per minuti. Gli agenti riescono a disarmarlo e a mettergli le manette. Lo portano in commissariato e scoprono che ha una valanga di precedenti per furto aggravato, rapina aggravata, porto abusivo d’arma da fuoco e resistenza a pubblico ufficiale e più espulsioni (mai rispettate) a suo carico. Così viene arrestato per rapina aggravata e trasferito in carcere.
I proprietari del bagno nel frattempo sono a Bagni di Lucca. Il loro telefono non prende. I vicini li chiamano per avvisarli del furto. I familiari pure. Ma il loro telefono non dà segni di vita. «Quando ho visto tutte le chiamate ho capito che era successo qualcosa – racconta Cristiano Pezzini –. Ho richiamato e ho scoperto che erano entrati in casa. Già una volta erano entrati nel ristorante, ma quello che mi lascia senza parole è che sia entrato in pieno giorno e con una pistola. Va bene che era solo una pistola ad aria compressa, ma io ho un bimbo di quindici mesi che sarebbe rimasto traumatizzato a vita se avesse assistito a una scena simile. Mi preoccupa pensare che siano persone che arrivino a questo».
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