Il Tirreno

Versilia

Dal carcere all’Algeria: era a rischio terrorismo

Donatella Francesconi
La polizia in città
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La polizia in città

L’uomo, 42 anni, viveva a Viareggio dove aveva commesso numerosi reati, tra i quali anche rapina e lesioni

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VIAREGGIO. A scortarlo fino a quando non ha toccato il suolo dell’aeroporto Houari Boumediene di Algeri sono stati i poliziotti italiani, che hanno consegnato Habib Rommana, 42 anni, domiciliato a Viareggio ma con una vita un po’ sbandata e non integrato nella comunità dei provenienti dai Paesi arabi, alla polizia algerina. L’uomo è passato direttamente dal carcere di Lucca al suolo del Paese dal quale era emigrato, collezionando in Italia - così il dato fornito dalla Questura di Lucca - «precedenti per rapina, lesioni, minacce, violenza a pubblico ufficiale, spaccio di droga». Reati commessi a Viareggio, e grazie ai quali «negli ultimi 3 anni Rommana era stato accompagnato presso i centri per il rimpatrio» sul territorio italiano.

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Detenuto nel penitenziario di San Giorgio, a Lucca, lo straniero - così l’esito del lavoro della polizia che ha portato all’espulsione con accompagnamento - ha messo in atto «atteggiamenti tipici classificati dagli investigatori come a rischio radicalizzazione, nonché tendenze aggressive che lo hanno fatto ritenere un soggetto pericoloso». Mentre era in carcere l’uomo - spiega la polizia - si è fatto crescere la barba (che è elemento di rispetto di precetti religiosi e non deve essere associato con scelte estremiste violente o meno che siano, ndr) ma anche assunto la leadership nei confronti degli altri detenuti legati per nazionalità a Paesi arabi.

Nessuna minaccia in particolare è mai stato profferita, ma l’atteggiamento rilevato in carcere - è ancora la nota della Questura - ha mostrato come Rommana nutrisse «sentimenti ostili nei confronti delle istituzioni italiane». Ed è la prima volta in cui si ha notizia della presenza sul territorio versiliese di immigrati potenzialmente a rischio adesione al terrorismo.

Alla espulsione si è potuti arrivare - dopo che per tre volte l’uomo era uscito indenne dalla permanenza nei centri di identificazione - perché la polizia italiana è riuscita a provare che il carcerato fosse effettivamente cittadino algerino. «Grazie ad un intenso lavoro da parte degli operatori dell'Ufficio immigrazione», così la nota della Questura, « è stata scovata una patente di guida algerina intestata a Rommana, che ha reso possibile il riconoscimento da parte dello Stato algerino ed ha consentito il conseguente accompagnamento all'aeroporto di Algeri sotto la scorta di agenti della polizia di Stato italiana».

Grazie alla collaborazione tra Ufficio immigrazione della Questura di Lucca, Digos e Commissariato di Viareggio, l’uomo è stato consegnato alle autorità del suo Paese di origine che non ha potuto non riconoscerlo come proprio cittadino.

«Un risultato cui si è arrivati», sottolinea la Questura di Lucca, «grazie all’intensa attività di prevenzione in ambito terroristico che vede la collaborazione tra polizia di Stato e polizia penitenziaria che monitora le persone a rischio radicalizzazione in carcere».


 

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