Il presidio
Richiesta di messa alla prova per i tre in auto con Caturano
Devono rispondere di omissione di soccorso i ragazzi che si trovavano sulla macchina che lo scorso 5 febbraio travolse e uccise Andrea Lucchesi
VIAREGGIO. Si apre con una richiesta di messa alla prova l’iter giudiziario che dovrà fare chiarezza sull’incidente avvenuto in Darsena a Viareggio il 5 febbraio del 2018 nel quale ha perso la vita Andrea Lucchesi, 21 anni ed è rimasto gravemente ferito un suo amico, Fabio Biagini di 24 anni.. Nell’aula del tribunale di Lucca mercoledì si è svolta infatti la prima udienza che ha avuto come protagonisti i tre ragazzi di Viareggio poco più che ventenni che la sera della tragedia si trovavano in auto, una Lancia Y, insieme al guidatore, Anthony Caturano, 25 anni. I tre devono rispondere di omissione di soccorso, un reato per il quale è prevista appunto la richiesta di messa alla prova.
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Una misura che rappresenta un’alternativa al processo e che consentirebbe loro di estinguere il reato. La richiesta di messa alla prova per i tre ragazzi, supportata anche dal pm Salvatore Giannino, è quella di 40 ore di servizio sociale e un’offerta simbolica di 600 euro. Ora la parola passa al giudice Giuseppe Pezzuti, che si è riservato di decidere e che ha rinviato alla prossima udienza di giugno. Mercoledì in tribunale erano presenti anche i genitori e il fratello di Lucchesi, Giacomo. I tre ragazzi hanno chiesto di poter parlare con loro ma solo il padre ha accettato di ascoltare quel che avevano da dire. «Si sono scusati - racconta Fiorella Checchi, mamma di Andrea - hanno detto di essere dispiaciuti per quanto è accaduto ma mio marito ha risposto che non potrà mai perdonarli per averci portato via nostro figlio».
Non si dà pace Fiorella di fronte alla proposta di una “pena” che secondo lei è troppo blanda. «Valeva così poco la vita di mio figlio? - aggiunge - non mi importa dei soldi anche perché ho già detto che darò tutto in beneficenza».
A spiegare meglio nel dettaglio l’iter previsto dalla messa alla prova è l’avvocato della famiglia Lucchesi, Cristiana Francesconi: «Il giudice è in riserva e dovrà decidere se la prova ha avuto esito positivo o meno. Non abbiamo accettato i 600 euro perché i tre ragazzi c’erano e sono scappati e questa è una condotta grave. Noi rispetto al programma che è stato previsto dall’ufficio esecuzione penale esterna, come previsto da prassi nel caso di messa alla prova, non possiamo farci nulla. Le parti offese non hanno voce in capitolo, siamo semplici spettatori. Poi hanno parlato di somma simbolica. Perché simbolica? I due ragazzi a terra non erano certo simbolici».
Ma secondo l’avvocato che difende i tre ragazzi, Marcello Taglioli, non si può prescindere dal fatto che loro «rispondono soltanto di omissione di soccorso». Anche perché, sostiene sempre l’avvocato Taglioli «i due ragazzi travolti sono stati immediatamente soccorsi dai loro amici quindi il fatto che gli occupanti dell’auto non siano intervenuti non ha aggravato la condizione dei feriti. In più non è che loro potessero buttarsi dall’auto in corsa. Non voglio essere tacciato di insensibilità ma le persone offese avranno il risarcimento da chi l’ha investito».
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