Il Tirreno

Versilia

in tribunale a firenze 

Il processo d’appello sulla strage continua corretta la scelta dei giudici di primo grado

Donatella Francesconi
Il processo d’appello sulla strage continua corretta la scelta dei giudici di primo grado

La Corte ha respinto tutte le eccezioni presentate dai difensori degli imputati di Ferrovie e delle sue aziende 

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Il processo d’Appello per il disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 morti - continua. Ed entra nel vivo dal 22 gennaio 2019. I giudici della terza sezione penale (presidente Paola Masi, con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini) hanno rigettato, ieri, tutte le eccezioni mosse dai difensori degli imputati di Ferrovie e delle sue aziende che contestavano la composizione del Collegio del Tribunale di Lucca, per il processo di primo grado (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino). Se fosse andata diversamente, dopo 9 anni dalla notte di fuoco e morte lungo i binari della stazione di Viareggio e tra le case di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta, si sarebbe dovuto ricominciare dal giudizio di primo grado.

La Corte non ha avuto tentennamenti nel respingere le eccezioni. Concludendo con una considerazione elementare quanto potente: sei i legali degli imputati avessero avuto «motivi concreti» per ritenere «non imparziali i giudici del Tribunale di Lucca», allora «avrebbero dovuto presentare istanza di ricusazione». Istanza che non avrebbe potuto essere che dettagliata e ben motivata per ciascuno dei tre giudici del Collegio che per tre anni si sono ritrovati nel processo al Polo fieristico di Lucca. Insomma, in sintesi: i difensori degli imputati avrebbero dovuto metterci la faccia, indicando nero su bianco i motivi di incompatibilità eventuale rilevanti a loro giudizio per ciascuno dei 3 giudici.

Inoltre, è ancora l’ordinanza della Corte, «non c’è arbitrio o dubbio di parzialità nell'assegnazione a magistrati che operavano nel luogo dove l’evento si è verificato». E relativamente all’operato del presidente del Tribunale di Lucca (all’epoca Francesco Mormino) «era necessario prevedere nuovi criteri assegnazione dei procedimenti che tenessero conto di un terzo collegio. Ed anche anticipare l’assegnazione dei procedimenti così da rendere operativo il Collegio fin dal primo giorno di lavoro», ovvero quel 13 settembre 2013 che ha segnato la fine della sezione distaccata del Tribunale a Viareggio. Nella contestazione dei difensori in merito alle scelte del presidente Mormino - sottolinea la Corte - «è assurdo sostenere che siano state violate regole sulla competenza».

Toni fermi, quelli che si sono ascoltati ieri nell’aula 30 del Palazzo di giustizia di Firenze, anche nell’affrontare il resto delle questioni poste alla presidente Masi ed ai suoi colleghi. A partire da quella dell’orario di inizio delle udienze, che Armando D’Apote, avvocato del Foro di Bologna, difensore di Mauro Moretti (ex ad di Fs ed Rfi) e di Ferrovie, ha chiesto di poter fissare alle 10 del mattino. «Se fissiamo le 10 significa che iniziamo alle 11», sono state le parole della presidente, ricordando la scelta di tenere tre udienze la settimana, con la prima di lunedì: «Firenze è bella, la domenica...».

Il processo riprende nelle giornate del 22 e 23 gennaio con la relazione della Corte. La pubblica accusa (pm Laura Piras e Salvatore Giannino), invece, discute nelle udienze di 4, 5 e 7 febbraio. Dall’undici al 14 dello stesso mese tocca agli avvocati delle parti civili. Mentre i difensori degli imputati iniziano il 18 febbraio. La presidente Masi ed i suoi colleghi sono stati netti nel fissare le regole del processo: «Non accettiamo che ci venga riletto l'atto d'appello. L’esposizione deve essere esposizione. Sappiatelo: sulle riletture vi stoppiamo». —



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