Il Tirreno

Versilia

LA TESTIMONIANZA 

La giovane volontaria: ecco perché i ragazzi latitano

La giovane volontaria: ecco perché i ragazzi latitano

Parla Silvia Garzi dell’Avis «Una volta il volontariato era dentro le famiglie, oggi mancano conoscenza e forse anche un po’ di sensibilità»

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VIAREGGIO. «Io avevo paura degli aghi. E ce l’ho tuttora. Ma quando mi è stato spiegato che in appena 5 minuti avrei potuto contribuire a salvare 3 vite, quella paura ho imparato a fronteggiarla». . Silvia Garzi era da poco maggiorenne la prima volta che si è sottoposta ad una donazione di sangue. Una questione di famiglia, per lei: il padre Giuseppe – scomparso nel 2013 – è stato presidente dell’Avis di Viareggio e poi dello zonale Versilia. Lei aveva da poco cominciato a svolgere il servizio civile proprio all’interno dell’associazione la cui sede si trova all’interno della Croce Verde, in via Garibaldi. Oggi è Olp (operatrice locale di progetto): coordina le varie attività legate all’iniziativa “Più plasma, più Avis”, occupandosi della formazione di chi è impegnato nel servizio civile e della sensibilizzazione sul tema delle donazioni su tutto il territorio versiliese. Nel quale il numero delle donazioni in questi anni si è drasticamente ridotto. E lo sa anche lei.

«In passato il volontariato era insito nelle famiglie, oggi invece prevale l’individualismo. C’è meno sensibilità, ma anche meno conoscenza. Soprattutto dei comportamenti che sono ritenuti incongruenti con una donazione. I tatuaggi, ad esempio, implicano una sospensione temporale di 4 mesi. Ma molti ragazzi non hanno lo scrupolo di prenotarli dopo il prelievo, non ci pensano. Neppure sanno che la donazione regolare è una forma di autoprevenzione assolutamente gratuita».

Risvolto di una società progredita rapidamente, forse troppo. E da (ri)educare sin dalla tenera età. A scuola. «Nel 2017 abbiamo parlato a 300 alunni delle elementari, 1100 delle medie e 1000 dell’ultimo anno di superiori, più di 2400 in totale – enumera Garzi –. Di quei 1000, 140 hanno donato per la prima volta, il 70% di loro si è iscritto ad un’associazione di volontariato. È un dato soddisfacente, tra i migliori in Toscana».

Ricordiamo che può donare sangue chi ha un’età compresa tra i 18 ed i 65 anni, limite massimo che scende a 60 per plasma e piastrine. È necessario pesare almeno 50 kilogrammi, godere di buona salute e condurre uno stile di vita appropriato, privo di comportamenti a rischio. Prima del prelievo il medico effettua una valutazione clinica del donatore (battito cardiaco, pressione arteriosa, emoglobina). Il volume massimo di sangue prelevato, stabilito per legge per ciascun donatore, è di 450 millilitri, circa il 10% della quantità presente in tutto il corpo. Ai lavoratori dipendenti viene riconosciuta una giornata di riposo retribuita. L’intervallo minimo tra una donazione di sangue e l’altra è di 90 giorni per gli uomini e di 180 giorni per le donne in età fertile. Le donne non possono donare sangue durante il ciclo mestruale o la gravidanza, e per un anno dopo il parto.
 

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