Italia
Puccini come non l’avete mai letto nel libro-racconto di Adolfo Lippi
Si intitola “...Oh! Dolci baci, o languide carezze” l’ultimo bellissimo lavoro che il giornalista-scrittore ha dedicato alla vita e alle opere del Maestro
VIAREGGIO. Traditore, lamentoso, spregiudicato. Ma anche e soprattutto coraggioso, generoso, capace di sfidare le convenzioni. Non è – né potrebbe esserlo – un racconto agiografico quello che Adolfo Lippi, giornalista scrittore e firma del Tirreno, propone di Giacomo Puccini nel libro dedicato al maestro appena dato alle stampe. Titolo evocativo “...Oh! Dolci baci, o languide carezze”, accompagnato da un sottotitolo (“racconto Giacomo Puccini”) che indica subito al lettore il taglio dell’opera: la storia del grande compositore narrata in qualche modo insieme a lui, alle sue memorie, ma anche e soprattutto interpretata dall’autore sulla scia delle tante suggestioni che una vita così straordinaria può ispirare.
L’esistenza e le opere di Puccini nel volume vengono ripercorse attraverso dati e documenti storici, contestualizzate nel periodo a cavallo tra l’ottocento e il novecento in cui visse l’artista, arricchite da tanti aneddoti che le hanno contrappuntate. Un ritratto senza ipocrisie, puntuale e approfondito. Coinvolgente.
C’è tutto Puccini in questo libro. Il suo carattere, innanzitutto, con quella che Lippi definisce indole predatoria. Soprattutto con l’altra metà del cielo, le tante donne che hanno incendiato di passione - talvolta anche oltre il proibito - la sua vita. Da Elvira Bonturi, moglie dell’amico Narciso Gemignani” che scappò con lui a Milano e che infine sposò, alle tante relazioni extraconiugali, da quella scandalosa con la minorenne Corinna alla cantante Rose Ader, a cui inviò l’ultima struggente lettera dall’ospedale di Bruxelles prima di morire.
Dell’attrazione irresistibile verso la femminilità, il maestro è stato schiavo, come confessava lui stesso nelle lettere alle amanti puntualmente riportate nel libro. Un impulso vitale che è stato tormento ma anche linfa preziosissima per lo spirito creativo che si è dispiegato nella sua musica meravigliosa.
Puccini, come sottolinea Lippi, era un figlio perfetto del suo tempo, del romanticismo ottocentesco tutto passione e furore che poi sfocia nel ventesimo secolo, stando in bilico tra l’armonia e la continua ricerca del nuovo. La modernità - viene spiegato nel testo - è un tratto saliente della sua personalità storica, aperta e proiettata verso il futuro, come raccontano le sue stesse opere, che si dipanano in mondi lontani, dalla California al Giappone, fino alla Cina.
Adolfo Lippi nelle 280 pagine del suo bellissimo libro illustra l’epoca storica e culturale che ha fatto da sfondo all’avventura umana e artistica di Puccini, presenta con sapiente tratto letterario i melodrammi che lo hanno fatto assurgere all’empireo della musica e poi, soprattutto viene da dire, racconta l’uomo, le sue vicissitudini, la sua umanità, i suoi drammi, la sua genialità.
Dentro “…Oh! Dolci baci o languide carezze” ci sono anche Lucca, la città natale, e anche tanta Viareggio, l’habitat ideale, con Torre del Lago e i caffè della Passeggiata, per fuggire dalle depressioni, rincorrere le sue passioni, nutrire l’estro artistico che l’ha reso immortale. Quell’immortalità - come ricorda Lippi - celebrata con ben quattro funerali, uno a Bruxelles, dove morì dopo l’inutile ricovero in una clinica specializzata nella lotta ai tumori, due a Milano, dove esplose la sua eccezionale carriera, e uno, due anni dopo, nella sua Torre del Lago, dove riposa per sempre. —
Luciano Menc oni
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