Il presidio
Sopravvissuto alla piazza di Torino: "Ragazzi, lo spray al peperoncino non è un gioco"
Il ricordo di piazza San Carlo nelle parole di Francesco Vannozzi. Rivolte a giovani e giovanissimi che frequentano i locali
VIAREGGIO. Un appello ai giovanissimi che affollano discoteche e locali anche in Versilia: «Ragazzi, lo spray al peperoncino non è un giocattolo, uno scherzo. Ve lo dice uno che a Torino, in piazza San Carlo, se l’è vista davvero brutta. Gli oltre 1.500 feriti e la vittima di quella notte sono la dimostrazione che non è un gioco. Così come le vite spezzate a Senigallia». Parola di Francesco Vannozzi, figlio di Roberto uno dei titolari del bar gelateria Galliano, in Passeggiata, attività da 96 anni di vita. La sera del 3 giugno 2017 Francesco era a Torino, in piazza San Carlo, dove 40mila tifosi seguivano su maxi schermo la finale di Champions League.
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«Appena saputo di quello che era accaduto nella discoteca di Corinaldo, il ricordo di Torino mi è saltato addosso», racconta Francesco, lo sguardo serio nel parlare, come se fosse ancora in piazza, a Torino. «Abbiamo sentito un rumore, come un boato, salire tra la folla. Il pensiero, immediato, è stato quello di un atto terroristico. Il rumore sembrava quello di un colpo di arma da fuoco molto potente». Invece era prodotto dalla folla che tutta insieme si era abbassata, terrorizzata dal primo fuggi fuggi.
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In un istante è stato il panico. Francesco Vannozzi non è certo mingherlino, ma nonostante il fisico non riesce ad evitare di essere spinto a terra mentre tutti corrono, come impazziti. «Mi ha salvato quel briciolo di lucidità cui mi sono aggrappato per riuscire a rimettermi in piedi», ricorda oggi. Finito a terra nella calca, con il rischio di essere calpestato da migliaia di piedi e corpi, Vannozzi si accorge di aver perso una scarpa ed il telefono cellulare: «A terra c’era un tappeto di vetri. Prima che si scatenasse il panico i carrelli degli abusivi vendevano birra in bottiglia. All’ingresso, a mio fratello che aveva lo zainetto sul petto avevano solo chiesto, senza alcun controllo, se avesse bottiglie di vetro o in plastica. In quello zainetto poteva esserci anche del plastico e non se ne sarebbero accorti». E al primo gol della Juventus «migliaia di bottiglie in vetro sono volate in aria e poi si sono rotte per terra».
Francesco arraffa un’altra scarpa, che non è la sua, e si mette a correre: «Ho trovato anche un telefono cellulare che per fortuna non aveva codice di blocco e ho potuto avvisare casa che ero vivo, mente con mio fratello correndo eravamo arrivati in una stradina dove una persona aveva aperto il portone di un condominio per dare rifugio a chi non era rimasto ferito».
Il 30 novembre scorso, alla ripresa dell’udienza preliminare per i fatti di piazza San Carlo, la modifica del capo di imputazione ha reso chiaro cosa accade quella notte: un tentativo di rapina, per mano di una banda di giovanissimi di origini marocchini “armati” di spray al peperoncino. spruzzato tra la folla. La stessa arma che ha mietuto sei vittime in discoteca a Corinaldo, in quella che avrebbe dovuto essere un’occasione di festa. —
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