Il Tirreno

Versilia

operazione oro forte  

Matteo Fiorentino ha scelto di parlare

Donatella Francesconi

Ieri mattina un lungo interrogatorio di fronte al Gip  per il titolare del Compro Oro di via Machiavelli a Viareggio

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Continuano gli interrogatori degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Oro Forte” condotta da polizia di Stato e guardia di finanza e che ha portato a ricostruire un quadro in cui l’oro rubato dalla Liguria a Massa, fino a Viareggio passando per la Versilia Nord e la collina, sotto forma di gioielli, orologi, monete finiva per essere rivenduto a due attività di Compro oro che poi lo trasformavano in lingotti dal valore di decine di migliaia di euro. Matteo Fiorentino, uno dei due figli di Gennaro Fiorentino, ieri ha scelto di parlare nell’interrogatorio di fronte al Gip. «Un lungo interrogatorio», sono le parole dell’avvocato Massimo Landi, difensore della famiglia insieme al collega Enrico Marzaduri. «Matteo Fiorentino - aggiunge Landi - ha voluto fornire le proprie spiegazioni» rispetto alle contestazioni degli inquirenti (il Gip è Antonia Aracri, il sostituto Procuratore è Salvatore Giannino) che alla sua figura «ritagliano un ruolo speciale», per dirla ancora con le parole dell’avvocato. L’interrogatorio del fratello Nunzio, rientrato dagli Stati Uniti e costituitosi, potrebbe avvenire martedì e la strategia difensiva non è ancora stata definitiva. Solo la parte cartacea del materiale messo insieme dagli inquirenti - ricorda Landi - ammonta a diecimila pagine, comprese quelle relative alla parte di indagine sulla stagione di furti messi a segno da una lunga serie di indagati. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere, invece, Serena Cioni, madre di Matteo e Nunzio e moglie di Gennaro. Il quale ha preso identica decisione e così ha fatto il dipendente della famiglia, Alessandro Iselli, residente a Massa.

Nei confronti del più giovane dei Fiorentino, Matteo - 29 anni, diploma di orafo, conosciuto calciatore dilettante (ex Viareggio e Pietrasanta) e di beach soccer - l’ordinanza del Gip del Tribunale di Lucca così si esprime: «Raccogliendo gli elementi si nota che ha partecipato all’iscrizione nel registro di acquisti in termini difformi dalla realtà, ha partecipato alla demolizione dei preziosi mediante manomissione con battitura, limatura e tinteggiatura, era edotto dell’effettiva perdita delle caratteristiche del bene mediante fusione, era titolare del negozio di via Machiavelli 74 a Viareggio». Ed inoltre, «con riguardo alla fusione era edotto della destinazione degli ori rubati nella fusione effettuata in casa propria in quanto con il fratello Nunzio condivideva il disegno di trasportare all’estero, accuratamente nascosto in una cintura, il prodotto della fusione». E, dunque, Matteo Fiorentino «non soltanto era edotto ma ha anche aderito e realizzato per quanto è capitato sotto la sua attenzione lavorando nel negozio di via Machiavelli il processo cui era sottoposto l’oro acquistato clandestinamente nella sua globalità».

Oro venduto - nella ricostruzione degli inquirenti supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali e filmati - da chi metteva a segno i furti. Per poi instaurare un vero e proprio braccio di ferro con i Compro Oro in questione per il prezzo al grammo. «Se sono i figlioli di lui», commentano due albanesi poi arrestati per i furti, «te lo prendono (l’oro,ndr) uno in più. Lui uno lo vuole guadagnare in più lui...». —



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