Il presidio
Addio a don Mario, il parroco che insegnava la libertà
Originario di Ripa, era sacerdote a Pruno e Volegno. Aveva 77 anni I parrocchiani: «Sarà impossibile da sostituire, gli dedicheremo una statua»
Per chi vive a Pruno e a Volegno era un profeta più che un parroco. Un amico, profondamente attento ai rapporti umani, che sapeva guardare lontano. «Don Mario ci ha insegnato la libertà e ha saputo aprire i confini di due paesini dell’Alta Versilia», dicono da quella valle. Mario Mencaraglia è scomparso ieri notte, dopo oltre un anno che lottava con una malattia. Aveva 77 anni e una carriera lunga.
Iniziò il sacerdozio nella parrocchia di Seravezza negli anni ’60. Dal ’73 lo avevano trasferito a Volegno dove abitava ed era ormai parte integrante della comunità. «A Pruno lascerà un segno profondo – lo ricorda Aniceto Guidi – perché anzitutto ci ha insegnato ad essere liberi e a ricercare la bellezza del nostro territorio e della nostra storia. Ha saputo creare questo clima amorevole affinché Pruno e Volegno negli ultimi 25 anni si aprissero al resto della Versilia diventando un punto di riferimento con incontri culturali e attività. Per noi è stato un profeta che ha sempre saputo guardare oltre».
Le sue funzioni non erano mai scontate: le reinterpretava a suo modo, proferendo sempre un messaggio morale. Aveva ricchezza poetica e culturale. Suonava l’organo e cantava. «Ha sempre saputo dare un contributo e starci insieme era un piacere», ricorda il suo compaesano di Volegno, Roberto Natalini.
Don Mario Mencaraglia era un sacerdote storico della Versilia. Già nella parrocchia di Seravezza si adoperava per favorire l’aggregazione tra i giovani con iniziative di tipo artistico-culturale: una tra le tante, spiegano dalla Pro Loco di Seravezza, il Concorso Canoro La Rosa d’Argento che ideò e fece nascere a Seravezza. È sempre stato impegnato anche nella ricerca storica dell’arte sacra ed esprimeva tutte le sue conoscenze artistiche dando seguito ai suoi studi. Era laureato in storia dell’arte e si specializzò nei tesori delle chiese della Versilia, come i gioielli. Fu anche insegnante al liceo artistico a Lucca e universitario all’Ateneo di Firenze.
A Pruno diventò sacerdote dopo la morte di don Leonello Verona nell ’81, e, dopo l’alluvione di Cardoso, gli fu assegnata anche la parrocchia di Cardoso. A Pruno fu fra gli artefici del presepe vivente e successivamente per il solstizio d’estate. «Ci ricordiamo ancora – dice Aniceto Guidi – le serate con il poeta e scrittore Manlio Cancogni sulla piazza della chiese di Pruno e a Volegno quando ci ha introdotto alla lettura dei Promessi sposi e di Dante Alighieri». Don Mario era originario di Ripa e infatti era tornato a vivere con la madre nella frazione. Ma è proprio nei paesini stazzemesi che la sua azione è stata più significativa. «Aveva coniato il termine PruVolCar: Pruno Volegno Cardoso», prosegue Guidi. Perché aveva cercato di avvicinare i residenti dei tre campanili, con un messaggio di unione. «Per noi oggi è un momento di tristezza e riflessione e ci vorrà tempo per riprenderci, maturare e ripensare ai suoi insegnamenti. A breve, come comunità, gli dedicheremo un momento solenne. Sarà impossibile da sostituire». Oggi alle 10, nella chiesa di Sant’Antonio Abate di Ripa, si terranno i funerali: saranno celebrati dall’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto e da tutti i confratelli sacerdoti della Versilia. —
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