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La Casa delle donne denuncia: nessun ascolto dal sindaco
VIAREGGIO. Lettera aperta della Casa delle donne, il cui destino - insieme a quello del Centro anti violenza - è appeso alla volontà di vendita dello stabile al Marco Polo da parte del Comune. «Non crediamo sia normale che, dopo tanti mesi (esattamente 8) dal consiglio del 19 marzo 2018, l’amministrazione non abbia ancora fatto vedere e valutare all’associazione Casa delle donne alcun stabile alternativo all’attuale sede. E che il sindaco non abbia risposto alla lettera del 3 aprile in cui la presidente dell’associazione chiedeva un incontro chiarificatore. E che il sindaco abbia rifiutato un incontro anche dopo il tentativo di mediazione operato, in modo formale, dalla commissione comunale Pari opportunità. E che non abbia ancora fissato una audizione, chiesta da mesi, alla Conferenza dei sindaci di cui è presidente».
Della questione si è tornati a discutere nell’ultimo consiglio dove è stata bocciata la mozione di Antonio Batistini per impegnare il Comune a recedere rispetto alla vendita. Nel rispondere ai consiglieri di maggioranza Davide Zappelli, Riccardo Pieraccini e Stefania Carraresi, l’associazione ricorda: «Pensiamo che alcune affermazioni siano frutto di disinformazione e di mancata conoscenza del fenomeno culturale e strutturale che sta alla base della violenza maschile sulle donne, se non di malafede. Rispetto all’affermazione che il lavoro della Casa possa essere usato strumentalmente, rispondiamo che invece necessita di un riconoscimento, incoraggiamento e valorizzazione da parte delle istituzioni. Forse avremmo dovuto gioire alla notizia della vendita senza nessuna reazione? Da 22 anni abbiamo sperimentato quanto sia importante ed indispensabile per la emersione della violenza un luogo di appartenenza femminile stabilizzato e facilmente riconoscibile. Pensiamo che la prevenzione ed il contrasto della violenza sulle donne passi molto anche attraverso luoghi ben definiti e connotati, quali simbolo della ricostruzione di vite tormentate e violate. È la fiducia che suscitiamo a favorire sempre di più l’emersione della violenza. Questa è la cosa più importante. Perché le donne sono al primo posto». —
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