Il presidio
Occupato lo Stagi «Non vogliamo vedere questo liceo morire»
Sono 140 gli studenti che hanno dato vita alla protesta «Ci piacerebbe avere i professori al nostro fianco»
«Noi non vogliamo vedere la nostra scuola morire». La missiva porta la firma di 140 studenti che ieri mattina hanno occupato il liceo artistico Stagio Stagi «per porre ancora una volta di più l'attenzione su un edificio in condizioni precarie da troppi anni, Studiare e insegnare in queste condizioni non è semplice ma quello che più ci preoccupa è, ad oggi, la mancanza di risposte concrete da parte degli enti preposti: quando cominceranno i lavori per la realizzazione del nuovo liceo artistico? Ad oggi solo parole e niente di concreto» fanno sapere Giacomo Leonildi e Vincent Steiner fra i referenti di una protesta che ricalca quelle andate in scena negli ultimi anni - con annesse manifestazioni nel centro cittadino e davanti al municipio - e che coinvolge la comunità didattica del triennio delle Stagi con vista sulla via Provinciale per Vallecchia.
«Molti di noi - dicono i ragazzi - frequentano la classe quinta e quindi, il prossimo anno, saranno altrove, ma non intendiamo fare passare un messaggio di menefreghismo e per questo stiamo parlando anche con i ragazzi del biennio del liceo - oggi ospiti del Don Lazzeri in piazza Matteotti - perché in un prossimo futuro si ritroveranno ad affrontare situazioni ancora più gravose e problematiche, se non si comincerà a mettere mano, in modo funzionale, sicuro e definitivo, alla nostra scuola» spiegano gli studenti che aggiungono: «Per alcuni genitori la nostra è una protesta pretestuosa: rispettiamo le opinioni di tutti, ma a decidere siamo comunque noi e ci assumiamo ogni responsabilità anche di fronte a chi di dovere. Ad oggi per andare da un laboratorio all'altro dobbiamo passare per l'esterno perché alcune parti della scuola sono inaccessibili, ci sono macchinari che non usiamo da anni, anche una semplice macchinetta che distribuisce bevande o merendine è un problema averla così come potere disporre della creta, mentre, dopo lungo tempo, stiamo tornando a lavorare con il marmo. I professori? Alcuni di loro sono preoccupati e si lamentano: ci farebbe piacere averli vicini a noi. Gli studenti sono sempre gli ultimi ad essere informati: dell'incontro in Sant’Agostino sul domani delle Stagi, ad esempio, non sapevamo niente. Ma alla fine, ciò che più ci preme è dare un futuro sicuro alla nostra scuola». —
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