Italia
Massimo livello di guardia nella nautica contro il rischio di infiltrazioni malavitose
Distretto nel mirino dei clan, imprese preoccupate: «Tessuto sano, ma al minimo segnale si denunci e si chieda aiuto»
viareggio
Livello di guardia alzato al massimo nella nautica. La preoccupazione è frutto di quanto si è letto ieri mattina sui giornali: la possibilità che la mafia possa infiltrarsi nel distretto simbolo dell’arte viareggina nel mondo. Questo è ciò che traspare dall’inchiesta dell’Antimafia di Genova e dei carabinieri di Massa.
Gli inquirenti hanno arrestato sette persone, ritenute appartenenti a un clan malavitoso di quelli che sembrano provenire da un altro mondo, da un altro Paese. Invece la minaccia, dice l’Antimafia genovese, era qui e c’è tutt’ora. Con gli occhi puntati sulla nautica di Viareggio. Un’eventualità che spaventa e preoccupa. E che convince gli imprenditori a tracciare una linea: noi stiamo dalla parte della legalità, qualsiasi zona grigia non è ammessa.
«Il tessuto è sano: nessun segnale che non sia così». Lo dicono due imprenditori del settore come Andrea Giannecchini, presidente provinciale della Cna, e Michela Fucile, presidente provinciale di Confartigianato. «È bene sottolinearlo – prosegue Giannecchini – Ad oggi non ci sono tracce tali da farci sospettare che il corpo, cioè il distretto della nautica con i cantieri e l’indotto, sia infettato da quello che può definirsi un veleno. Le ipotesi degli inquirenti, a proposito dell’interessamento di questi presunti malavitosi alle nostre aziende, sono al momento tali. Ma la preoccupazione resta. E sottolineo che non c’è alcuna volontà, da parte nostra, di sottovalutare o ridimensionare il rischio. Per questo invitiamo chiunque abbia il minimo sospetto o il minimo segnale a rivolgersi a noi, perché va tracciata la linea tra chi sta nella legalità e chi no. Zone grigie non possono esserci». La necessità di essere «trasparenti e cristallini» viene ribadita anche da Michela Fucile. «Sulle concessioni abbiamo un ente che vigila come l’Autorità portuale – afferma la numero 1 di Confartigianato – per quanto riguarda le aziende, dobbiamo ricordarci cosa rappresentiamo e i valori che ci portiamo dietro. Siamo sotto gli occhi del mondo, un motivo in più per non cedere sull’onestà. Denunciando e chiedendo aiuto alle associazioni di categoria».
Al di là delle intenzioni del presunto clan finito in manette, è impossibile pensare che una miniera d’oro – tra l’altro in fase di nuova crescita – come la nautica non attragga gli appetiti degli squali. Che si tratti di prestiti usurari a imprenditori in difficoltà, o di ingressi in società con quote di minoranza. Che poi, tramite il meccanismo dell’affitto d’azienda, si trasformano in gestori e infine proprietari del business. Il percorso del mafioso in colletto bianco che si muove, paradossalmente, negli ambiti della legge. «È per questo motivo – spiega l’ex manager bancario Gianfranco Antognoli – che le banche devono sforzarsi di aiutare le imprese in crisi. Così si evita che possano cadere preda di questi soggetti». —
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