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L’istituto cade a pezzi ma trova un lavoro stabile a molti suoi diplomati
lo studiomatteo tucciniLiberi di non crederci: a Viareggio c’è una scuola che cade a pezzi, eppure riesce a trovare un lavoro a molti suoi ex studenti. Chi non crede all’ostinazione dell’istituto...
lo studio
matteo tuccini
Liberi di non crederci: a Viareggio c’è una scuola che cade a pezzi, eppure riesce a trovare un lavoro a molti suoi ex studenti.
Chi non crede all’ostinazione dell’istituto alberghiero Marconi nel costruire ragazzi di buon livello professionale è libero di farlo, ma si sbaglia: ci sono dei dati, elaborati in uno studio della Fondazione Agnelli, a smentirlo. Lo studio si chiama Eduscopio ed è un’analisi di una miriade di statistiche. Quelle che interessano in questa sede riguardano la capacità di preparare gli studenti a un ingresso meno difficoltoso possibile nel mondo del lavoro. Un tallone d’Achille storico della nostra scuola.
Ma nell’Alberghiero, nonostante le difficoltà strutturali che ancora oggi rendono problematico lo svolgimento delle lezioni, non è così: il 51% dei diplomati, a distanza di due anni da quando hanno lasciato la scuola, ha trovato un’occupazione non inferiore ai sei mesi. Un altro 19% ha lavorato, ma per un periodo sotto i sei mesi. Significa che il 70% dei ragazzi del Marconi, a due anni di distanza dal diploma, ha lavorato almeno un giorno. Il 28,3% degli ex studenti, quindi uno su tre, ha conquistato un contratto a tempo indeterminato. Queste performance sono le migliori tra le scuole superiori della Versilia e sono oltre la media della provincia di Lucca.
Dopo il Marconi i dati migliori, in un quadro che resta difficile per i giovani che decidono di cercarsi un’occupazione, arrivano dal Galileo Galilei e dall’istituto Carlo Piaggia. Anche al Galilei quasi un ragazzo su due riesce a lavorare con discreta frequenza nei due anni successivi al diploma. Solo il 14,6%, però, è riuscito a strappare un contratto a tempo indeterminato. La maggioranza (52%) ha sottoscritto un contratto di apprendistato. Passando alle statistiche del “Piaggia”, si nota un’alta percentuale, la più elevata in Versilia, di diplomati che lavorano e studiano all’università: 23%, quindi uno su 4. Perché va sottolineata questa percentuale? Perché sono giovani che si sacrificano per pagarsi gli studi e per ottenere una migliore qualifica possibile in vista di futuri impegni professionali. Rimanendo in tema di università, il 53% dei diplomati del Don Lazzeri Stagi decide di proseguire gli studi: è una statistica che può essere letta in diversi modi, tenuto conto che il 36% decide comunque di non lavorare, mentre il 17% per scelta o per necessità studia e lavora.
Per quanto riguarda il lato negativo, cioè i diplomati che non trovano un’occupazione nel nostro Paese, la percentuale più elevata è del nautico Artiglio: 32%. Ma qui c’è una motivazione specifica legata al tipo di carriere che aspetta chi esce dal nautico: spesso si deve andare all’estero. Non a caso chi esce dall’Alberghiero, che a sua volta può aver bisogno di un’esperienza professionale fuori dall’Italia, e non trova un impiego all’interno dei confini nazionali è il 19% dei diplomati. Resta, per tutti, la precarietà dilagante: in quasi tutte le superiori uno studente su due dovrà fare i conti con contratti di natura temporanea. —
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