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I pescatori indicano la strada per battere l’alga tossica del lago

Matteo Tuccini
I pescatori indicano la strada per battere l’alga tossica del lago

Manfredi: ci sono i soldi per fare un nuovo studio e riportare l’attività professionale Asl e Arpat non chiudono la porta: «Ma per ora il divieto sul Massaciuccoli resta»

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massarosa

«Ci sono i soldi per fare una nuova ricerca sull’alga tossica che impedisce la pesca nel lago di Massaciuccoli. Ed appurare una volta per tutte quanto è dannosa e come si può sconfiggerla». Andrea Manfredi, a nome di quelli che una volta erano i pescatori delle acque del lago di Puccini, torna alla carica. «Una volta c’erano 18 famiglie come la mia che riuscivano a sbarcare il lunario con la pesca del latterino o crognolo come si dice in gergo, così come di altri pesci – rammenta Manfredi – dal 2012 è tutto finito per colpa di quest’alga maledetta». Ma ora, sostiene Manfredi, c’è la possibilità di una via d’uscita.



«Nel marzo scorso – ricostruisce Manfredi – noi pescatori abbiamo scritto una lettera rivolta al parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, in cui chiedevamo un nuovo studio sull’alga. Da anni ci viene detto che questa microcistina è dannosa: lo sarebbe non solo per l’eventuale consumo di pesce di lago (è soprattutto il latterino che si nutre di quest’alga, ndr), che a quel punto provocherebbe dei danni alla salute delle persone, ma anche per l’inalazione. Ma se sulla prima non ci sono evidenze tali da considerare il consumo come rischioso, se non con enormi quantità di pesce ingerito, la questione dell’inalazione è quantomai strana. Oggi il lago è frequentato e vi è consentita anche un’attività di pesca, per quanto sportiva: perché questi pescatori possono tranquillamente frequentare il Massaciuccoli facendo la nostra stessa attività, anche se in maniera non professionale, e noi no?» . Manfredi sostiene che esistono dei fondi regionali, «dai 50 ai 100mila euro che potrebbero essere utilizzati per compiere una nuova ricerca sugli effetti di quest’alga. Ed eventualmente capire qual è la strada giusta per sconfiggerla. Ad oggi – conclude – il Parco non ci ha risposto, anche se è evidente che si tratta di una scelta che spetterebbe agli enti che si occupano della sicurezza ambientale e alimentare». Cioè Arpat e Asl.



Da questo punto di vista i due enti non chiudono la porta alla richiesta dei pescatori. «Il problema c’è e comprendiamo la richiesta – si spiega dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl – la presenza dell’alga, ad oggi, è un dato di fatto e non consente alcuna possibilità di revocare il divieto. Che esiste sia per la pesca professionale che per la pesca dilettantistica: è consentita soltanto l’attività sportiva, perché il pesce viene catturato ma poi rimesso in acqua senza conseguenze. Non è possibile – prosegue il Dipartimento di prevenzione – commercializzare questo tipo di prodotto, perché il consumo può essere dannoso per la salute. Detto questo, la richiesta di un nuovo studio è legittima, anche se molti ne sono già stati fatti: il fatto è che per eliminare l’alga bisogna intervenire sul lago nel suo complesso. Ad esempio aumentando l’ossigenazione dell’acqua con l’ausilio del fiume Serchio. Soltanto quando le condizioni ambientali del lago torneranno favorevoli l’alga potrà sparire, perché non troverà più l’habitat ideale».



L’Arpat, invece, sostiene che la richiesta di un nuovo studio di approfondimento vada girata alla Regione: «A quel punto, se la Regione lo riterrà opportuno e lo finanzierà – si spiega – la ricerca potrà essere svolta». Ora ai pescatori non resta che inoltrare la richiesta a Firenze. –



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