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Riabbraccia l’ormeggiatore-eroe che lo ha salvato mentre stava annegando
Imprenditore viareggino stava per morire nel porto di Marina di Pisa quando intervenne l’uomo a cui deve la vita
Si sono abbracciati per l’ennesima volta e sono andati a bere insieme. Era già successo, ma la voglia di stringersi non è mai scemata. È una forza attrattiva inesauribile. Giancarlo e Stefano, amici per la pelle. In questo caso, per la “pelle” di Giancarlo, che deve ringraziare Stefano se è ancora vivo e perfettamente in forma a 75 anni, potendo continuare a fare l’imprenditore e a coltivare la grande passione per le regate.
Giancarlo Campera, pisano residente a Viareggio, fondatore e titolare dal 1965 della “Campera Impianti srl” (azienda leader nel settore della refrigerazione e del condizionamento industriale e civile situata lungo l’Aurelia), torna con gli occhi inumiditi al 15 maggio scorso, quando vide la morte in faccia dopo aver rischiato di perdere la vita annegato a Marina di Pisa. «Mi ricordo – ci racconta – che stavo facendo rientro al porto di Marina con la mia barca, dopo aver svolto dei rilievi in mare in vista della 151 Miglia. Saltai dalla poppa alla banchina, e da quel momento ho in testa un buio totale. Probabilmente picchiai pesantemente la testa contro la poppa della barca e caddi in acqua. Per mia grande fortuna, la scena fu vista da una donna che non esitò a chiamare l’ormeggiatore del porto, Stefano Marini, il quale si precipitò subito sul posto con la sua bici. In pochi secondi ebbe la prontezza di tuffarsi, afferrarmi, girarmi e tirarmi su. Poi, arrivarono i soccorsi e fui portato a Cisanello. Di quelle ore non mi è rimasto in mente praticamente nulla, se non una sorta di tre lampi in rapida successione con in lontananza delle voci che mi ripetevano “Stringimi la mano” e “Tira fuori la lingua”. Dopo, quando mi sono ripreso, mi hanno spiegato che fui messo in coma farmacologico. Sono davvero un miracolato, se non ci fosse stato Stefano non sarei qui a parlare con Il Tirreno».
E Stefano è ancora lì. Ieri è stato il suo giorno. Il marinaio-eroe è stato infatti insignito del premio “Domenico Marco Verdigi” (dal nome del giovane che morì a Marina di Pisa dopo aver salvato dalle onde due bambini) nell’ambito della Giornata della Protezione civile celebrata a Pisa. Un altro riconoscimento, quello intitolato al generale della Guardia di Finanza Paolo Semeraro e realizzato come da tradizione dagli alunni del liceo artistico Carducci di Volterra, è andato al servizio 118 di Pisa e Livorno «per il prezioso lavoro svolto quotidianamente sul territorio e per la passione e la professionalità mostrate sia nelle attività ordinarie che in eventi straordinari, come ad esempio il soccorso di un bambino in difficoltà a Marina di Vecchiano il primo agosto scorso».
Infine, il premio internazionale in omaggio a Kinzica de’ Sismondi: lo metterà in evidenza nel suo studio il “padre” della protezione civile moderna, ossia l’ex ministro Giuseppe Zamberletti, che oggi ha 84 anni. A ritirarlo era presente il direttore generale del Dipartimento di Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri Agostino Miozzo. «L’incidente di Vermicino nel 1981, con la morte del piccolo Alfredo Rampi, caduto in un pozzo artesiano – ha affermato Miozzo – certificò pubblicamente la totale disorganizzazione della macchina dei soccorsi. Fu allora che il presidente della Repubblica Sandro Pertini decise di dar vita alla figura di un ministro senza portafoglio a cui affidare la delega delle Protezione civile. Questo incarico fu affidato proprio a Zamberletti, il quale segnò il passaggio da una vecchia a una moderna concezione del soccorso».
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