Il Tirreno

Versilia

In un racconto dello storico Danilo Orlandi i fatti e le emozioni di quelle ore in cui la Versilia ritrovò finalmente la libertà 

Quando le campane a festa del Duomo annunciarono la liberazione di Pietrasanta

MICHELE MORABITO
Quando le campane a festa del Duomo annunciarono la liberazione di Pietrasanta

la ricorrenzaDalla raccolta di Versilia Oggi del 1967 spunta fuori un articolo dal titolo «Cacciato il tedesco, le campane di San Martino tornarono a suonare» di Danilo Orlandi della primavera del...

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la ricorrenza

Dalla raccolta di Versilia Oggi del 1967 spunta fuori un articolo dal titolo «Cacciato il tedesco, le campane di San Martino tornarono a suonare» di Danilo Orlandi della primavera del 1945 in cui viene narrata la liberazione di Pietrasanta. Danilo Orlandi era un giovane cronista della ‘Nazione del Popolo’, il quotidiano del Comitato di liberazione nazionale toscano, e visse i giorni della Liberazione della Versilia, anche se la ricostruzione dell’arrivo dei partigiani viene posticipato nel suo racconto di un giorno. Da molti anni l’arrivo dei patrioti in Pietrasanta è collocato all’imbrunire del 18 settembre e la completa presa della città al mattino del 19. Orlandi ritarda tutto di 24 ore, ma il suo pezzo resta entusiasmante per la qualità.

Orlandi, iniziata la sua carriera di insegnante, continuò a scrivere per il Tirreno, per un quotidiano sportivo facendo il resoconto delle partite del Pietrasanta Calcio fino alla sua morte nel 2005, ad 89 anni. A rendergli omaggio con la riproposizione del suo articolo, Giorgio Giannelli nel suo ‘Versilia oggi’, altro maestro del giornalismo, ancora oggi fonte inesauribile di storia della Versilia.

Il racconto di Orlandi inizia qualche giorno prima la Liberazione di Pietrasanta, da Valdicastello, dove era stata sfollata la popolazione di Pietrasanta. La frazione si era espansa fino ad ospitare migliaia di persone nella zona cosiddetta ‘bianca’ dove non erano rimasti che donne e bambini e qualche anziano. La maggior parte degli uomini era sotto le armi, molti erano stati rastrellati il 12 agosto dopo la strage di Sant’Anna di Stazzema o dopo il 5 settembre quando gli uomini furono concentrati a Strettoia e poi deportati.

Il 16 settembre, racconta Orlandi, i tedeschi emisero l’ultimo ordine criminale: riportare le migliaia di pietrasantini sfollati di nuovo in città così da coinvolgerli nella battaglia per la difesa della città. Abbandonato il Forte di Rotaio sulla Sarzanese, l’ultima difesa dei tedeschi si era concentrata in zona di Porta a Lucca, da cui prendevano d’infilata la Sarzanese, tanto che le forze partigiane guidate da Leonida Parma che si erano spinte fino al Cimitero dovettero retrocedere fino al fosso Baccatoio. Orlandi colloca questi scontri nella giornata del 19, ma lo storico Cipollini con il supporto dei testimoni Moreno Costa, Gino Dinelli ed altri ha riportato gli scontri alla giornata del 18.

Racconta Orlandi che le forze partigiane guidate da Lorenzo Jacopi intanto erano giunte sino all’ex Palazzo del Littorio, oggi Municipio: in realtà si trattava di una avanguardia che proveniente dalle campagne oggi in zona Africa, inconsapevole che i partigiani, supportati da due mezzi alleati, erano entrati in città da porta a Lucca si erano spinti guardinghi verso la città. Lo racconterà molto più tardi il partigiano Gino Dinelli che ricorda la notte passata nella palestra dell’ex casa del Littorio oggi ufficio anagrafe.

Nel tardo pomeriggio del 19 settembre, racconta Orlandi, una bandiera tricolore sventolava in città. L’episodio più bello narrato da Orlandi sono quelle campane del Duomo che finalmente poterono suonare di nuovo a festa dopo lunghi mesi di dolori e lutti. Poco importa se tutto va retrodatato di 24 ore con l’ingresso dei partigiani la sera del 18, le due cannonate di avvertimento del primo carro armato alleato che portava alcuni partigiani, tra cui Moreno Costa, alla casa Ragaglini, all’intersezione tra viale Marconi e via Bettino Pilli, ultimo avamposto tedesco. Il carro armato si ritirò poi in piazza Duomo accanto al Leopoldo in attesa che il mattino dopo arrivasse il grosso dell’esercito alleato. La bandiera tricolore già il 18 sera sventolava sul Palazzo Moroni sede del Comune. I partigiani trovarono rifugio da qualche paesano per poche ore si sonno. Il 19 settembre 1944 a Pietrasanta non c’era più un tedesco invasore.

Le campane a festa ci restituiscono un episodio di festa di popolo per la libertà ritrovata che sarebbe bene poter vivere ancora, raccontato pochi mesi dopo con le parole ancora intrise di gioia di un giovane redattore: continuarono i bombardamenti su Pietrasanta sino al 7 aprile 1945 e girare in città era sempre un rischio. Oggi quei testimoni non ci sono più, ma la Liberazione mantiene la sua assoluta attualità, perché da quelle campane è iniziata la storia della Pietrasanta democratica.

MICHELE MORABITO

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