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Da Viareggio a Genova: «Vicini ai familiari col comitato nazionale»

D.F.

VIAREGGIOIn delegazione a Genova, nel giorno delle esequie solenni per i morti del crollo del ponte Morandi, con lo striscione dei volti della vittime del disastro ferroviario di Viareggio, 9 anni fa,...

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VIAREGGIO

In delegazione a Genova, nel giorno delle esequie solenni per i morti del crollo del ponte Morandi, con lo striscione dei volti della vittime del disastro ferroviario di Viareggio, 9 anni fa, troppo simili a quelli di che ancora una volta ha perso la vita a causa di disastro che coinvolgono le infrastrutture del nostro Paese. Al momento dell’ingresso dei ministri Luigi di Maio, Matteo Salvini ed Alfonso Bonafede nel luogo scelto per l’ultimo saluto a 19 delle 41 vittime, il grido “Viareggio è qui” da parte dei membri dell’associazione “Il mondo che vorrei”. E l’abbraccio del ministro della giustizia Bonafede, ancora una volta, per Daniela Rombi in rappresentanza di tutti, dopo l’incontro del 29 giugno - nono anniversario - a Viareggio.

C’è una motivazione chiara che ha spinto la delegazione di Viareggio a rinnovare - ieri - un immenso dolore privato che ha dovuto, in tutti questi anni, diventare pubblico: «Stiamo lavorando con il comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”, nato dopo la strage di Viareggio - spiega Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione - per un appuntamento nazionale in ottobre. Ecco: noi tutti, per i familiari delle vittime di Genova ci saremo anche quando inizierà il “dopo”». Quel secondo tempo fatto di avvocati, consulenti, termini tecnici da capire per cogliere anche il più piccolo inciampo, voluto o meno, sulla strada della verità e della giustizia. Un percorso molto costoso, specialmente se - come ha fatto parte dei familiari delle vittime di Viareggio - non si accettano le somme proposte prima del processo, così da potersi costituire parte civile.

Sono molti i temi che il comitato nazionale porterà a Roma: dalla riforma della legge sulla prescrizione, alla necessità che le Procure alle prese con disastri di queste dimensioni non abbiamo limitazioni in quanto a personale di magistratura, polizia giudiziaria, consulenti (che per le Procure lavorano anni gratis, prima di vedersi riconosciuto il pagamento, ed anche questo è insostenibile) e capacità di spesa per dotarsi di tutti gli strumenti tecnici indispensabili. La giustizia fatta di persone, in casi come quello di Viareggio, ha dato il massimo. Quello che chiedono a gran voce i familiari delle vittime è che anche il “sistema giustizia” faccia il massimo, senza mettere i bastoni tra le ruote o limitazioni che rendono ciò che è già difficile ancora più arduo. —

D.F.

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