Il Tirreno

Versilia

Mina, voce “irreale” e notti bollenti: 40 anni fa l’addio a Bussoladomani

Adolfo Lippi
Mina negli anni Sessanta in uno dei concerti in Versilia
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Mina negli anni Sessanta in uno dei concerti in Versilia

Nel 1978 l'ultimo concerto prima dell'oblio. La cantante fu l’autentica regina della Versilia dagli anni ‘60 a metà degli anni ‘70. Capricciosa, malaccorta, vestita neanche bene, ma una voce che fece venire la pelle d’oca a Louis Armstrong

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Mina fu l’autentica regina della Versilia dagli anni ‘60 a metà degli anni ‘70. Capricciosa, malaccorta, vestita neanche bene, una voce che fece venire la pelle d’oca a Louis Armstrong, amante piccante di uomini da corrida, da Walter Chiari e Corrado Pani (che sposò pure), Mina suggestionò un’epoca e, dopo il suo ultimo concerto alla Bussola di Sergio Bernardini a Focette, fu come si fossero spente le luci di un gran teatro.

Com’era accaduto quando lasciarono la riviera Eleonora Duse, musa di D’Annunzio, e Isadora Duncan che andò a morire in Costa Azzurra. Mina lasciò il 23 agosto 1978, con un ultimo concerto a Bussoladomani. Ancora è una star della canzone leggera e ancora incide dischi assieme a Celentano, ma il tempo suo, tempo ruggente, fatto di immaginazioni e “boom” fasulli ma luccicanti, fu il tempo dei ragazzi in spider, film di Tognazzi e Gassman, urlatori ai microfoni (da Tony Dallara a Gianni Morandi), poesie versiliesi di Ungaretti e Montale, tromba di Chet Baker irrorata di droghe (allora una novità assoluta), canzoni come “E se domani” e “Le bolle blu”. Mina fu regina perché tutto dovette alla riviera. Che lei scoprì bimbetta venendo a fare i bagni al Forte assieme al fratellino e con un’intera famiglia di Cremona innamorata di spettacoli e musica.

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Mina s’incantò alla Bussola. Aveva ancora i seni acerbissimi e un bikini da bambolina educanda. Mise il naso dentro il locale che stava diventando il tempio e il prestigio dello show-business. Vi si esibivano Renato Carosone e Marino Marini, Fred Buscaglione e Domenico Modugno. E gli amici della combriccola, che con lei scambiavano sogni e promesse sotto l’ombrellone, la spinsero. Perché non provi a cantare?

Lei col suo ciuffetto ribelle, spavalda e chiassosa, accostò Bernardini. Figuriamoci. Lui trattava con Edith Piaf, Gilbert Becaud, Ornella Vanoni. Che voleva da lui questa beffarda lolita da spiaggia che spalancava la bocca per tonsille aggressive? Niente da fare. Se vuoi, le disse, prendi pure il microfono e diverti la combriccola, ma quando lei cantò Bernardini si tappò le orecchie agghiacciato.

Bernardini non amava le novità, amava le star consacrate. Così Mina mise su un gruppettino (chitarra, basso, batteria) e in inverno andò ad esibirsi nelle balere del Cremonese. Chi ne avrebbe parlato più!

Tra l’altro Mina fece poi anche fiasco da debuttante a Sanremo con “E se domani”. Tuttavia altri s’accorsero di lei che si esibiva col nome d’arte di Baby Gate (nella vita era Anna Maria Mazzini) nel gruppo “Happy boys” della canzone (di Paolella). Divenne sexy, disse di leggere solo “Paperino” ma di amare Fidel Castro. Passò allora in un locale romano di via Veneto e qui divenne suo fan spasimante il re disarcionato d’Egitto, il mitico re Farouk che rilanciò via Veneto per Fellini della “Dolce Vita”.

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Una sera Sergio Bernardini capitò nel locale, udì la giovane “tigre” spasimata dal re e ne fu conquistato. S’era dimenticato di averla avuta “dilettante” alla Bussola pochi anni prima. Così la scritturò e nel ‘60 la portò come attrazione fissa in Versilia, dove cominciò il suo indiscusso regno.

Prese parte a trasmissioni televisive di successo, fracassò parecchi cuori (Walter Chiari si chiuse con lei all’hotel “Tirreno” di Viareggio per un’intera settimana), vendette milioni di dischi, fece fare alla Bussola incassi da capogiro e il pubblico faceva ore ed ore di fila per poterla ascoltare.

E poi c’ erano le leggendarie partite a scopone con Bernardini nel giardinetto antistante il locale (lei vinceva e perdeva milioni), le visite di uno strabiliato poeta Giuseppe Ungaretti, la passione di Moravia, una celeberrima intervista con Oriana Fallaci, il matrimonio con l’attore Corrado Pani (nacque Massimiliano), il divorzio e un nuovo matrimonio con il giornalista Virgilio Crocco, morto il quale lei si rifece con il pianista Augusto Martelli.

Insomma una vita tempestosa, alla quale Paolo Limiti dedicò un’intera spettacolare trasmissione televisiva dove la “tigre di Cremona”, “mamì e mamù” faceva smorfie e borbottava per canzoni che non le piacevano (ne richiese anche a Lucio Battisti) e che rendeva invece da “diotifulmini” (testimonianza di Edmondo Berselli nel libro “Post-Italiani”).

Però La Bussola fu per lei un altare, un confessionale, una ribalta, un set, «la mia casa». Aveva iniziato con un contratto da 400.000 lire a sera se ne uscì con venti-trenta milioni per esibizione (si esibiva per venti sere). Alla Bussola passò da “Tintarella di luna” a “Nessuno” (di Gorni Kramer) e dopo si cimentò anche con Bach e per Severino Gazzelloni, un classico. Da lei vollero dischi firmati Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan. Disse Armstrong di Mina: «È la più importante cantante bianca di tutti i tempi».

Bernardini visse con lei la sua straordinaria epopea. Perdendo Mina perdette anche La Bussola. E la Versilia non ebbe più una colonna sonora così emozionante e profonda.
 

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