Italia
Dal 1952 a oggi: viaggio nel tempo (e nel turismo) con una famiglia e il suo albergo
I Gemignani da 66 anni dietro la reception dell’hotel Giulia. Un’avventura che adesso è diventata un libro
LIDO DI CAMAIORE. Una storica famiglia viareggina, i Gemignani, festeggia con l’uscita di un libro, La vacanza italiana dal 1952, decine e decine di anni passati a ricevere la clientela internazionale che sceglie la Versilia per la vacanza. Il lavoro è scritto dagli ultimi rampolli della famiglia, da Cristiana Gemignani e dal figlio Luca Bonaccorsi, ancora titolari del “Villa Giulia”, un hotel a tre stelle sul lungomare di Lido di Camaiore.
Buona parte del libro ripercorre la vita di Federigo “Ghigo” Gemignani che fu sindaco di Viareggio e presidente del Carnevale. Albergatore notissimo assieme alla moglie Margherita, passò dalla passione per l’hockey all’acquisto della villa che poi divenne hotel (l’11 aprile del 1953). Poi Cristiana, loro figlia, e Luca, nipote, esaminano però con acume e finissime ricostruzioni i diversi passaggi del turismo versiliese, dagli anni del boom (’56-‘60) ai giorni nostri.
Le curiosità si sprecano, da quando l’hotel degli inizi di familiare alloggio divenne albergo, fu installato l’ascensore, venne creato il ristorante nella prospicente veranda, l’ascensore ebbe un proprio addetto, biondo in divisa azzurra gallonata, il ristorante visse presto una propria autonoma vita di successo.
Ma cosa accadeva allora in riviera? Accadeva che la gente, che proveniva ammassata dentro vetuste “Fiat 600” (con dentro familiari, il gatto, le provviste di pomodoro e pane casereccio), affittava le case per quindici-venti giorni. Per le strade di Viareggio stazionavano le sensale e la moda e il mestiere era l’affitto, in cinque per ogni camera, interi paesi della lucchesia, del pistoiese, del fiorentino, si trasferivano alla spiaggia e gli ombrelloni divenivano un formicaio.
Prima della guerra la borghesia ricca ancora frequentava i grandi alberghi snob, il “Principe”, il “Royal”, il “Plaza”, il “Belmare”, l’”Esplanade”. Ma negli anni ’50-’60 gli alberghi celeberrimi erano disertati. Ne nascevano di più leggeri, a tre stelle, che poi fecero affari soprattutto negli anni ’70 (ad oggi) quando si affittarono più le case e dalla “Fiat 600” si passò ai fuoristrada, alle jeep, al “Mercedes”. La filosofia dei Gemignani divenne “Più personale, più servizio”. Cioè puntare sulla qualità.
Scrivono gli autori: «La struttura non doveva avere solo caratteristiche ricettive ma adibire spazi idonei ai desideri dei nuovi frequentatori: sempre più famiglie altolocate, talvolta nomi importanti di imprese nazionali. C’erano i conti per proprietari di un famosissimo digestivo che portava il loro nome, la cui signora, perennemente a dieta, pesava tutto sulla bilancia sul tavolo per controllare che il cuoco non abbondasse nelle dosi. Ricordiamo un senatore che tutte le estati trascorreva un mese da noi, assieme alla moglie ed ai figli, che con Ghigo e Margherita, tutte le sere, uscivano insieme a mangiare il gelato a Forte dei Marmi all’allora gelateria “Veneta”. E poi un famoso ciclista fiorentino che in attesa che la sua villa fosse terminata, era fisso da noi con la famiglia. Nel nostro parcheggio privato avevamo trovato un posto per la sua preziosa bicicletta che tenevamo sotto chiave in una stanza privata.
Cento e cento sono gli aneddoti narrati nel libro poiché Cristiana è nota scrittrice e personaggio più che famoso nella vita pubblica della città. Ma che accade oggi nel rapporto tra clienti e albergatori? Cos’è cambiato? Cosa rimane della ricca tradizione ricettiva?
Scrivono gli autori: «Nel 2018 abbiamo creato la nostra carta Credo. Pensiamo che essa racchiuda un significato. Ogni azienda dovrebbe averne una. Il primo giorno la diamo a tutti i dipendenti perché possano avere sempre con sé un piccolissimo manuale che ricordi loro costantemente quali sono i valori della nostra accoglienza e quali gli obbiettivi che ci prefissiamo. Avere in tasca questo manuale è un po’ come girare con un riflettore puntato in testa…».
L’obiettivo, insomma, è creare clienti a vita, gente che viene un’estate e torna per generazioni così come accadeva a Viareggio, a Forte dei Marmi nei primi anni del secolo scorso.
Eppoi vi è il ristorante. Molte pagine vengono dedicate a Fabrizio, lo chef. Egli spiega con il ricco menù quali piatti di pesce si mangiano: spaghetti allo scoglio, fritto misto, baccalà, cacciucco alla viareggina e nelle diverse serate speciali si amplia l’esplorazione della tradizione locale. Per tutti questi motivi, ed altri ancora, Lido di Camaiore, oggi, è divenuta meta ambitissima. Gli hotel, anche in inverno, prosperano e sono meta per viaggiatori che esplorano la Toscana. I Gemignani, adesso, hanno così anche un loro prezioso libro con esperienze che valgono per tutti.
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