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LA SCHEDA 

Ecco come la burocrazia condiziona la nostra vita

G.B.

viareggioServe quantomeno una casella postale con un contratto di affitto valido almeno un anno per essere riconosciuto dallo Stato come avente una fissa dimora. Oppure un indirizzo di domicilio...

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viareggio

Serve quantomeno una casella postale con un contratto di affitto valido almeno un anno per essere riconosciuto dallo Stato come avente una fissa dimora. Oppure un indirizzo di domicilio garantito e reale con una seconda persona - anche il parroco di una chiesa, se l’indirizzo segnalato è quello di una piazza antistante un luogo di culto - che si impegni a fare da garante (come è accaduto nel caso di Armando Filippini) per quel che riguarda la consegna della posta e il domicilio fiscale.

Sono questi i requisiti minimi per non diventare un “cittadino fantasma” da quando le nuove leggi non permettono più l’utilizzo da parte degli uffici comunali di indirizzi fittizi - a Viareggio per decenni erano nella inesistente via dei Vageri - garantire la qualità di residenti, tra gli altri, ai senzatetto. Essere iscritti al registro anagrafe del comune d’altro canto garantisce una serie di servizi: tra questi, la possibilità di possedere una tessera sanitaria (che, a differenza del codice fiscale che viene emesso alla nascita, viene garantita dalla residenza) e di poter accedere al servizio medico di base.

Chi non possiede fissa dimora - e tale rimane dopo un anno di accertamenti anagrafici - subisce invece la cancellazione di residenza e, con questo procedimento, viene al contempo privato di tutti i diritti di un cittadino italiano: venendo trattato alla stregua di uno straniero senza documenti sul suolo del nostro Paese, può accedere - ad esempio - unicamente al Pronto Soccorso per i servizi di emergenza ma non potrà godere del servizio sanitario come un qualunque altro cittadino italiano. —

G.B.

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