Italia
Centomila euro di lavori per recuperare il Molo
L’Autorità portuale regionale ha affidato l’intervento ad un’impresa emiliana Dalla somma è escluso però il rifacimento della pavimentazione
Centoventimila euro, che diventano 89.884,04 nell’affidamento con relativo ribasso all’impresa Flumar Srl con sede legale in Boretto (Reggio Emilia) che passa dai lavori sul Po al ripristino del Lungomolo Del Greco a Viareggio. L’intervento era più che mai necessario dato lo stato in cui versano le sedute, il rivestimento della sponda lato Viareggio, alcuni arredi che si trovano sulla passeggiata lungo uno dei monumenti cittadini, luogo di memoria e di cuore, di baci rubati alla Rosa dei Venti, di notti insonni a pesca, di avanti e indietro tra amici discutendo di tutto e di niente tra onde e venti che qui si incrociano.
L’anno scorso proprio il Tirreno aveva segnalato lo stato complessivo di degrado del Molo, dopo che una delle sedute in marmo era crollata sugli scogli. Da allora il segretario dell’Autorità portuale regionale, Fabrizio Morelli, si era impegnato a reperire le somme necessarie al ripristino dei uno dei luoghi più cari a viareggini e turisti. «L’intervento inizierà dopo l’estate», spiega Morelli, «ed al momento non interesserà la pavimentazione». Che pure ha necessità di essere ripristinata, rovinata com’è dal passaggio di scooter che qui non dovrebbero circolare e dalle grandi quantità di sabbia che vi si accumulano e che spesso rimangono sulla passeggiata per giorni.
Il bando dell’Autorità portuale regionale ha avuto più di 100 manifestazioni di interesse: «Abbiamo scelto di accoglierle tutte», continua il segretario dell’Authority, «e di far diventare dirimente il sopralluogo, al quale hanno partecipato meno di venti aziende che si erano fatte avanti». Tra queste anche aziende locali le cui offerte sono risultate, alla fine, non ammesse.
La spesa per il Molo vecchio, da parte dell’Authority, potrebbe non terminare con i lavori del dopo estate: «Valuteremo - sono ancora le parole di Fabrizio Morelli - se sia il caso di procedere con un’ispezione un po’ più accurata sottomarina». Per avere un quadro complessivo della tenuta della struttura, oggetto - in passato - di ripetuti appalti per quanto riguarda proprio lo stato di cosa c’è sotto l’acqua.
Nei mesi scorsi aveva ceduto anche una parte della banchina lungomolo dal lato della Viareggio Porto. In quel caso l’Autorità portuale è intervenuta «con un affidamento diretto, attraverso un’impresa nell’elenco che ogni anno l’Authority aggiorna», ricorda Morelli. In quel caso vi erano dodici metri di banchina da ripristinare, ed era intervenuta anche la Capitaneria di porto - Autorità marittima competente per la sicurezza in porto - ad interdire l’area.
Insomma, lo stato delle banchine lungomolo ed in Darsena avrebbe necessità di una ricognizione importante. Mentre le darsene avrebbero necessità di un escavo decisivo per liberarsi dei fanghi che le soffocano e di tutti i materiali che nelle stesse darsene sono stati gettati nel tempo e le inquinano. È paradossale contendersi gli spazi in un porto che, prima di dirsi tale, avrebbe bisogno di lavori che lo mettano in condizioni di piena dignità nella competizione con i propri “competitor”. —
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