Il Tirreno

Versilia

cento anni di storia 

L’arte di Mario Bibolotti ispirata dal mare e dal marmo

Adolfo Lippi
L’arte di Mario Bibolotti ispirata dal mare e dal marmo

La mostra nella Casa del Berlingaio ripercorre la carriera del pittore pietrasantino Una sezione è dedicata alla storia dei familiari, tutti grandi artisti della Versilia

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STAZZEMA

Per un artista, in Versilia, vi sono due cose e due miti ispiratori che merita guardare: il mare e il marmo. Mario Bibolotti, in mostra alla Casa del Berlingaio in Stazzema, fu pittore che amò e osservò i paesaggi del vasto scenario marmifero delle Apuane. Altri, Viani, Levy, Marcucci, furono pittori di mare, mosso o balneato. A Pietrasanta, invece, sulla scia di Michelangelo, sorse e sopravvive una vasta schiera di artisti che s’inerpicano ai bacini d’altura e, rammentando il supernoto Arturo Dazzi (sua la stele a Marconi nell’Eur di Roma), o la star mondiale Henry Moore, l’inglese che lavorò qui in riviera per anni, hanno dato opere anche memorabili e molte di fine artigianato.

Mario Bibolotti, presentato in questa mostra da Antonella Serafini e Cinzia Bibolotti (sua figlia che tra l’altro organizza il premio della Satira politica), fu avviato da una famiglia di scultori e praticanti del marmo. In quella parte della mostra dove si racconta “una storia familiare” è preziosa la documentazione su questi Bibolotti a cominciare dal padre Pietro e da suo zio, Antonio, titolari di grandi laboratori in Pietrasanta, a Porta Pisa e Porta a Lucca (quest’ultimo acquistato poi da Igor Mitoraj). È dunque figlio d’arte Mario che si avvale anche, da parte materna, di una fraternità coi Franceschi del Forte che furono notissimi imprenditori in alberghi e per la Capannina nonché politici importanti, poiché Achille Franceschi fu anche sindaco della città. E i Franceschi ebbero l’onore di ospitare scrittori quali Thomas Mann ed Aldous Huxley.

Così, con questa genealogia che spaziava dall’arte alla politica, al turismo elegante, Mario crebbe e seppe emergere. Prima frequentò la scuola del marmo di Carrara, fucina di personaggi celebri, poi conseguì il diploma di maturità artistica all’accademia di Roma. Infine si iscrisse alla facoltà di architettura di Firenze. A parte questo tirocinio scolastico, il giovane Mario respirò l’aria del laboratorio di marmo paterno.

Dipinse quelle spiagge di una Versilia ancora edenica e non ancora invasa dal cemento e dai consumi. I primi quadri di Bibolotti sono un omaggio a questa terra che guarda al mare e alle Apuane. Ma era sulle Apuane che l’artista s’ingraziava poiché la sua famiglia viveva adoperandosi col marmo (e parteciparono a opere di Dazzi e per le statue del Foro italico in Roma).

Così dopo una lunga pratica con una pittura che assai risente di Rosai o Carena eccolo lasciare la pura rappresentazione e affrontare un suo personale astrattismo pur sempre agganciato, anche nella rarefazione delle immagini, al solido paesaggio dell’agro apuano.

Bibolotti fu anche un personaggio assai presente nella vita artistica e culturale della riviera: fu presidente della Galleria d’arte moderna di Forte, fu tra i fondatori del periodico “Versilia oggi” di Giannelli, entrò a far parte del comitato promotore del Premio Satira Politica. Nel ’77 Vittorio Grotti gli dedicò una personale alla Fondazione Viani e nel ’78 ebbe una mostra al circolo “Quarto Platano” con Mario Colzi e Arturo Politi. Assieme a costoro praticò una maniera di pittura che si riallaccia alla lezione di Pier Mondrian e Léger; ma nell’arte di Bibolotti, anche quando apparentemente nulla è piatto o riconoscibile, affiora sempre quest’amore struggente alla sua terra. Che sa di mare e di marmo. —



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