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Versilia

Dall’Etiopia al diploma preso con 10 e lode «Non parlavo l’italiano, ora mi sento a casa»

Luca Basile
Dall’Etiopia al diploma preso con 10 e lode «Non parlavo l’italiano, ora mi sento a casa»

Il racconto di Meron e della sua famiglia: una storia di integrazione

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PIETRASANTA. Quando Meron Moriconi, 15 anni, si volta indietro intravede quello che è stato e ancora quello che mai più sarà. Allora sospira, sorride e osserva il suo presente. Che tanto male non è. Anzi. Meron si è infatti diplomata, nei giorni scorsi, con il massimo dei voti, 10 e lode, in terza media. L’unica, insieme ad un altro studente, delle scuole Barsanti, ad ottenere una così alta valutazione. Però Meron, a differenza di molti suoi coetanei, ha un vissuto che parla di paesi lontani, di diffidenza e di integrazione.

L’inizio di un viaggio

«Quando ci siamo recati in Etiopia, ad Addis Abeba, per completare un percorso particolarmente lungo e difficoltoso, Meron aveva solamente 7 anni: viveva in un istituto per bambini orfani, dove studiava con profitto: era uno scricciolo di ragazzina», racconta mamma Cristina Tessa che con babbo Marco Moriconi svela il cuore pulsante di una famiglia unita e coraggiosa. «Meron, in realtà, non voleva lasciare l’Africa. O meglio, voleva restare là, ma con noi due. E questo non era possibile. Ci siamo fatti molti problemi nei 20 giorni che siamo rimasti ad Addis Abeba: era giusto portarla via dal suo ambiente? Alla fine ci ha risposto una delle suore dell’istituto: a sedici anni bambini e bambine devono lasciare l’istituto e finiscono per strada. E da quel momento in poi non hanno futuro. “Il domani di Meron è in Italia, con voi” ci disse, la stessa suora, senza troppi fronzoli. E così è stato”. Ma i primi tempi, e non solo i primi tempi, sono stati tutt’altro che semplici. «Parlavo solo la mia lingua: l’amarico. Però non ho avuto grandi problemi ad apprendere l’italiano: già dopo qualche settimana, me la cavavo, grazie alla televisione», dice Meron con un filo di voce. Per completare il percorso di conoscenza della lingua Meron comincia a frequentare la scuola solamente a 8 anni. «Era però tutto così diverso: non solo la lingua, ma anche l’alimentazione, il vestire, le usanze, I primi anni sono stati complicati – continua Meron – anche se mamma e babbo mi hanno sempre accompagnata nel percorso, condividendo e richiamandomi quando era il caso. Dentro me ho però sempre saputo una cosa: stava a me cambiare. Stava a me adeguarmi».

La diversità vista da una ragazza

Il sorriso di Meron è contagioso. «La diversità, talvolta, io la percepisco: per come vengo guardata, scrutata, non per le parole che mi vengono dette. Se sto nel mio ambiente, fra le mie amicizie, non ho problemi. Ma in altri contesti – spiega Meron – qualcosa cambia. Come se mi sentissi chiedere, con gli occhi: e questa da dove viene? Ecco, io potrei essere una di quelle tante ragazzine che arrivano disperate con i barconi e che oggi vedo proprio in televisione, ma ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi hanno cercata e voluta. Però, sia chiaro, io qui ci sto bene, l’Italia mi piace tanto. Mi sento a casa, anche se talvolta, certi sguardi, voluti o meno, mi lasciano dei pensieri tristi, dentro». Meron, nel suo perfetto italiano – scritto e parlato – è riuscita a coinvolgere e commuovere i professori quando, nella sua tesina a fine anno scolastico, ha approfondito le tematiche dei diritti degli afro-americani negli anni ’60. «Come mi immagino fra 10 anni? Non saprei. Mi piace viaggiare – aggiunge Meron – conoscere le persone, capire chi e cosa mi circonda. Senza fermarmi all’apparenza» . —
 

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