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L’accusa: non riversare i tributi al Comune fu illecito arricchimento
L’Agenzia delle entrate ha avviato un maxi accertamento E si affaccia l’ombra del peculato per gli ex amministratori
La vicenda è una delle peggiori portate alla luce dalla relazione dell’ispettore del ministero dell’economia (Mef) Luciano Cimbolini (2014): 27,1 milioni di tributi che la Viareggio Patrimonio, oggi fallita, nel 2012 non riversò al Comune di Viareggio. È questa una delle somme che oggi compare nella compensazione che Organismo straordinario di liquidazione (entrato in carica dopo la dichiarazione di dissesto, nell’ottobre 2014) e curatela della Viareggio Patrimonio dovrebbero chiudere. Se non vi fosse «un ricorso», come ha spiegato nei giorni scorsi il sindaco Giorgio Del Ghingaro. Ricorso che è quello che il curatore della Patrimonio, Donato Bellomo, ha dovuto presentare in presenza di un maxi accertamento della Agenzia delle entrate che, sulla vicenda, alla Viareggio Patrimonio contesta «un indebito arricchimento» che deve, dunque, essere tassato. Tesi controbattuta dalla curatela, «perché o sono un debito che la fallita Patrimonio ha nei confronti del Comune, od è indebito arricchimento. Entrambi non possono essere», sono le parole di Bellomo.
Il contenzioso è destinato ad arrivare fino in Cassazione, e contemporaneamente andrà avanti il procedimento penale che potrebbe coinvolgere gli allora amministratori della società “in house” del Comune. Per il reato di peculato la prescrizione non è ancora intervenuta con riferimento all’epoca dei fatti contestati
Intanto, però, c’è già una prima conseguenza: il blocco dei piani di riparto del fallimento della Viareggio Patrimonio. Piani nei quali il Comune era nelle prime posizioni nell’elenco di coloro che attendono di essere pagati. Adesso, invece, saldati professionisti ed artigiani, la curatela dovrà tirare il freno a mano.
Ed ecco, dunque, che il nuovo contributo arrivato al Comune dal ministero dell’interno dai fondi a disposizione degli Enti locali in dissesto non potrà che essere accettato, da restituire con un mutuo ventennale come la prima tranche di 13 milioni. Perché la vicenda del dare/avere tra Patrimonio e Comune non si chiuderà certo allo scadere di quel 2019 che vede trascorsi i cinque anni di dissesto, termine disposto dal Testo unico degli Enti locali. Così che, oltre agli importi che l’Osl ha recuperato in proprio per chiudere il dissesto e le somme reperite dal Comune, al conto finale di quanto la vicenda finirà per costare ai cittadini va aggiunto anche un mutuo da 33 milioni.
«Per il mancato versamento delle somme dovute agli Enti affidanti, alle prescritte scadenze», sono le parole dell’ispettore Cimbolini, «sarebbe prevista la radiazione dell’Albo degli agenti contabili», se la Viareggio Patrimonio fosse stata una società privata, invece che interamente pubblica. —
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