Medici e infermieri aggrediti: record all’ospedale Versilia
L’Asl: nell’ultimo anno e mezzo denunciati 23 episodi, ma pensiamo siano di più Il personale sarà dotato di una ricetrasmittente individuale per dare l’allarme
VIAREGGIO. È un record che l’ospedale Versilia non avrebbe mai voluto avere. Perché si parla delle aggressioni a medici, infermieri e in generale operatori sanitari da parte di utenti, ma anche pazienti, che hanno perso il controllo e sono diventati violenti. Usando parole di fuoco, minacciando e in qualche caso anche alzando le mani. Ventitré gli episodi denunciati tra il 2017 e i primi sei mesi del 2018. E sono in aumento: soltanto nella prima metà di quest’anno le denunce sono state 13. Il che significa due episodi al mese.
È l’Asl a fornire i numeri e a rendere evidente il record del Versilia rispetto agli altri ospedali. Un paragone? Nel 2017, a fronte dei 10 episodi avvenuti tra le mura dell’ospedale di Lido, a Lucca ci sono stati 4 casi, a Massa 3, a Livorno 7 e a Pisa 2. «È un dato che può essere letto in due modi – afferma Tommaso Bellandi, direttore della struttura Sicurezza del paziente dell’Asl – sicuramente al Versilia il fenomeno è più evidente, ma c’è anche una consapevolezza maggiore sull’importanza di denunciare l’accaduto. In modo che l’Asl possa ricostruire e capire come intervenire. Anche quando abbiamo sbagliato noi: non è nostra intenzione fare muro contro muro e dire che la colpa è sempre dei pazienti». Ma le aggressioni sarebbero di più di quelle segnalate. Ne è convinta l’Asl: «Il fenomeno è sicuramente sottostimato rispetto alla realtà», spiega Emilio Giovannini, direttore del servizio Prevenzione e protezione dell’azienda sanitaria. Molti operatori, infatti, non denunciano. Così l’Asl Nordovest ha deciso, per la prima volta, di prendere di petto una questione che sta diventando sempre più spinosa.
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L’Asl ha costituito un gruppo di lavoro per l’analisi e la prevenzione del rischio di aggressioni a danno degli operatori sanitari. Verranno fatti dei corsi di formazione per i dipendenti, in modo da spiegare loro come comportarsi in caso di comportamenti violenti o a rischio. Ma ci saranno anche contromisure tecniche. La prima riguarderà la psichiatria e potrebbe essere estesa presto anche a reparti dove i rischi sono maggiori, come il pronto soccorso. Si tratta di un sistema di allarme personalizzato, con ricetrasmittente in dotazione a ogni operatore sanitario, per mandare un Sos immediato in caso di bisogno al poliziotto del posto fisso o alla guardia giurata.
Lo dicono le cronache, non è un mistero: sono il pronto soccorso e la psichiatria i reparti dove medici e infermieri sono più esposti. «Un sondaggio recente – spiega l’Asl – dice che l’80% delle persone che lavorano in pronto soccorso ha subito un’aggressione nella propria carriera». Percentuale che, stando a quanto racconta la prima linea dell’ospedale di Lido, è verosimile. Mentre in psichiatria è avvenuto il caso più grave degli ultimi anni: medici e infermieri sequestrati e minacciati da un paziente che aveva perso la testa. Però può succedere anche altrove, in momenti che sembrerebbero insospettabili. Come in ostetricia, dove un padre è diventato una furia con ginecologi e ostetriche in sala parto. Mentre nasceva il figlio.
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