Il Tirreno

Versilia

La sferzata del vescovo di Lucca monsignor Italo Castellani alla messa celebrata al cimitero della Misericordia 

«La vita donata da Dio non sia spezzata per incuria o interessi»

D.F.
«La vita donata da Dio non sia spezzata per incuria o interessi»

il richiamoL’abbraccio della città a chi il fuoco s’è portato via, quella notte di nove anni fa. Ma anche un unirsi per fare sentire forte un messaggio, quello arrivato ieri dal vescovo di Lucca,...

3 MINUTI DI LETTURA





il richiamo

L’abbraccio della città a chi il fuoco s’è portato via, quella notte di nove anni fa. Ma anche un unirsi per fare sentire forte un messaggio, quello arrivato ieri dal vescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani. Affinché «ognuno si assuma la responsabilità di garantire sicurezza negli ambienti in cui viviamo». Tanta fatica si è fatta in ambito giudiziario ad affermare il principio che il disastro ferroviario da 32 vittime fu incidente sul lavoro, tanto semplici e vere risuonano le parole pronunciate nella piccola cappella del cimitero della Misericordia, intorno a Castellani i parroci della città, alcuni dei quali presenti allo stadio dei Pini, il 7 luglio 2009, per le esequie solenni a chi, nel disastro ferroviario, aveva già perduto la vita.

Il monito lanciato è a «collaborare, ciascuno per la propria parte, affinché questa vita creata da Dio non sia spezzata per l’incuria dell’uomo o per altri interessi secondari di fronte alla vita stessa».

La sicurezza - recita la Dichiarazione europea per la cultura della sicurezza ferroviaria approvata solo nell’aprile scorso - «è una responsabilità individuale». E monsignor Castellani non è da meno quando afferma che tutti noi «siamo chiamati a custodirci a vicenda. Siamo custodi del fratello, in un bell’intreccio di relazioni e responsabilità nel guardare alla vita con assunzione di responsabilità personale sociale».

L’abbraccio con Marco Piagentini, una parola, un gesto per ciascuno dei familiari delle vittime che anche quest’anno non hanno mancato l’appuntamento al mausoleo, dove la cerimonia religiosa è proseguita con la benedizione impartita dal vescovo. Tutto ancora più pesante da sostenere, lo sguardo che fa fatica ad alzarsi per incrociare gli occhi giovani ed i sorrisi che arrivano dalle lapidi. Amen. Risuona forte tra i marmi la voce di un uomo che il disastro ferroviario di Viareggio ha a lungo attraversato in tutti questi anni: il sostituto Procuratore Giuseppe Amodeo non ha voluto mancare l’appuntamento religioso in memoria della tragedia e delle sue vittime.

«Chi di noi», è stata la voce del pm nella requisitoria del settembre 2016, «in questa aula, vivendo in un condominio, permetterebbe il passaggio nel cortile, a 100 km all'ora, di un treno merci composto da 14 cisterne contenenti ciascuna circa 40 mila litri di gas di petrolio liquefatto, sostanza pericolosa perché può prendere fuoco ed esplodere?».

Nessuno. Se il monito è quello di monsignor Castellani, di fronte ad una città che poteva essere spazzata via, quella notte di prima estate, se solo ci fosse stato un filo di vento.

«Scusi, lei è Daniela Rombi?», chiede una donna alla madre di una delle giovani vittime, nel corso della funzione. Alla risposta affermativa c’è un solo gesto: l’abbraccio. Che è quello, vero, di tutta Viareggio. —D.F.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera